STEFANO FAKE & THE FAKE FACTORY – ESPERIENZE DI ARTE IMMERSIVA: LA NASCITA DI UNA NUOVA FORMA DI ESPRESSIONE ARTISTICA

STEFANO FAKE & THE FAKE FACTORY – ESPERIENZE DI ARTE IMMERSIVA: LA NASCITA DI UNA NUOVA FORMA DI ESPRESSIONE ARTISTICA CONTEMPORANEA

Arte immersiva

Le opere di Fake consistono principalmente in stanze immersive in cui l’artista interviene con videoproiezioni, effetti luminosi, segni grafici, forme, colori, pareti riflettenti, suoni, rumori e sensazioni olfattive e tattili. L’arte immersiva di Fake fa appello ai sensi del visitatore e  lo invita ad un dialogo umano prima che estetico. Ne ricerca la complicità. I suoi ambienti sono soprattutto contenitori di emozioni. La forma è costruita attorno alla presenza umana. La vera forza dell’artista sta nella sua abilità nel raggiungere il cuore dell’esperienza umana.  Sicuramente Fake è il primo artista italiano a porre in modo convincente le basi di un’estetica immersiva e relazionale nell’arte digitale, a partire dalla sua prima installazione “Room with colour Tv”, presentato a Weimar nel 2001 e poi con Ambienti (di nuova sensibilità) presentato a Firenze nel 2002. Queste opere prevedono progettualmente la partecipazione del pubblico alla costruzione o alla definizione dell’opera di cui è partecipe. Il lavoro di Fake è appunto un continuo cercare di abbracciare, avvolgere, coinvolgere le persone sensorialmente, mentalmente, spiritualmente, emotivamente, ludicamente. Lo stesso Fake ha indicato in questa frase l’essenza della propria arte : “L’arte è gioco, giochiamo insieme!”, rendendo tributo a Federico Fellini ( “é una festa la vita, viviamola insieme!” – Life is a celebration, Let’s live it together!”) e all’artista concettuale che ha segnato il cambio fra arte moderna e contemporanea, Marchel Duchamp (“L’arte è un gioco tra tutti gli uomini di tutte le epoche”).

Andy Warhol amava spesso ripetere che, dal suo punto di vista, la pop art era soprattutto “un modo di amare le cose”. Parafrasando le sue parole possiamo oggi dire che l’Arte Immersiva realizzata da Fake è soprattutto “amare le persone”.  Perché nelle installazioni immersive c’è un importante e fondamentale aspetto relazionale fra l’artista e il visitatore. Il fatto stesso di definirle “Esperienze di Arte Immersiva” (Immersive Art Experience) fa capire il cambio di paradigma messo in atto da Fake.

La qualità realizzativa dell’audiovisivo o gli aspetti puramente tecnologici, pur essendo determinanti nel risultato estetico finale, passano in secondo piano. Per Fake prima di tutto viene l’esperienza del visitatore, il suo essere avvolto nella luce, nelle immagini, e nei suoni, dentro gli ambienti aumentati sensorialmente grazie all’uso poetico delle tecnologie. Non si tratta di circondare lo spettatore con delle grandi immagini o di stupirlo con facili effetti illuminotecnici, ma di portarlo dentro ad un flusso emozionale, modellando la forma delle percezioni sensoriali che lo spettatore vive dentro allo spazio. Forse è questo, in sintesi, l’aspetto distintivo dell’Arte Immersiva realizzata da Fake che lo ha portato ad essere oggi uno degli artisti italiani più importanti e influenti del nuovo millennio.

Evoluzione dell’arte da opera/manufatto a spazio/ambiente, da contemplativa a relazionale ed esperenziale.

I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. 

Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro.

I vostri occhi abituati alla penombra si apriranno alle più radiose visioni di luce.

(Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini : La pittura futurista. Manifesto tecnico” – 11 Aprile 1910)

Vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice 

e la scultura dalla sua campana di vetro. 

A tal fine, con le risorse della tecnica moderna, 

faremo apparire nel cielo: 

forme artificiali, arcobaleni di meraviglia, scritte luminose. 

(Lucio Fontana, Secondo Manifesto dello Spazialismo – 1948)

Forte di una lunga tradizione italiana nella sperimentazione e nell’innovazione nelle arti, Fake opera da sempre un costante lavoro di rilettura della tradizione e di utilizzo delle tecnologie più avanzate per cercare nuove forme d’espressione artistica. Fin dalla loro comparsa negli anni ’90, Fake inizia ad utilizzare i softwares e i video-proiettori digitali di nuova generazione. In questi anni nasce l’estetica che poi esploderà dagli anni duemila in avanti, fino a diramarsi negli ambiti della new media art, della light art, dell’arte digitale immersiva e della crypto arte.

Il nuovo millennio porta con sé anche un cambio di paradigma nell’intendere quella vasta area di produzione artistica che oggi si definisce esperenziale.

Alcuni artisti iniziano a parlare di “experience” del pubblico e del visitatore, ponendo l’attenzione proprio sull’aspetto esperenziale e sensoriale delle opere multimediali. Il pubblico non va più semplicemente ad una mostra per vedere delle opere, ma si entra nel flusso sensoriale creato dagli artisti all’interno di spazi espositivi o pubbliche piazze. La caratteristica di questi spettacoli, e la loro unicità, sta principalmente nella loro natura ibrida, “physital” come si direbbe oggi. Si tratta nello specifico di pratiche produttive ed espositive che riuniscono il mondo digitale, la creazione dei contenuti in computer grafica, con il mondo fisico, cioè l’utilizzo delle video proiezioni su facciate di palazzi, superfici naturali, schermi, pareti di spazi espositivi. Nell’arte physital, il “dato digitale” diventa materia sensibile attraverso la luce proiettata su superfici reali. La realtà fisica viene “aumentata digitalmente”, permettendo al visitatore un’esperienza estetica mai sperimentata prima. Fake è uno dei primi artisti al mondo che mette in pratica questo nuovo modo di fare arte, inaugurando con il nuovo millennio il concetto di “immersive art experience”.

Nascita dell’arte esperenziale e digitale.

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti. Analogamente, ogni periodo culturale esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più” (Vasilij Kandinskij)

“L’Arte restituisce il mondo come esperienza da vivere” (Nicolas Bourriaud)

A partire dagli anni ’90, le tecnologie digitali applicate alla creazione audiovisiva stavano iniziando a rivoluzionare il mondo delle arti visive. Dal 1989 al 1991 vengono immessi sul mercato Autodesk Maya, 3D Studio Max, Avid Media Composer, Adobe Photoshop e Premiere. Per tutti i decenni successivi, l’evoluzione di hardware e software per la produzione audio-visiva digitale è stata costante e travolgente, contribuendo al processo di democratizzazione e globalizzazione dei processi creativi. L’arrivo del nuovo millennio ha decretato il passaggio definitivo dall’epoca dell’arte “elettronica” alla nuova era dell’arte audiovisiva digitale, caratterizzata dal fatto di essere progettata e realizzata esclusivamente attraverso tecnologie rivoluzionarie. 

Fake è stato sempre un pioniere e uno sperimentatore nell’utilizzo di macchine fotografiche con sensore digitale, video camere DV, softwares di editing, compositing e computer grafica monitor a cristalli liquidi e video proiettori. Con il nuovo millennio nelle installazioni in ambito museale, negli eventi di arte pubblica e nell’industria dello spettacolo si stava assistendo ad un processo di integrazione fra tecnologie digitali e dispositivi scenografici. Personal Computers di nuova generazione e video proiettori sempre più performanti divennero gli strumenti nelle mani di una nuova generazione di artisti, video designers, scenografi, video makers e digital creators. Fake è stato uno degli artisti che ha fatto crescere l’attenzione del pubblico verso queste nuove forme di espressione artistica: video mapping, video-proiezioni monumentali, scenografie virtuali, light art, arte immersiva, performance audiovisive, installazioni interattive.

Nei primi due decenni del millennio siamo stati testimoni della nascita di una nuova generazione di artisti che ha saputo sperimentare e innovare nell’ambito di queste nuove forme espressive, la cui nascita è stata favorita certamente dallo sviluppo tecnologico ma i cui risultati trascendono l’aspetto puramente tecnico, per raggiugnere risultati estetici eccezionali e mai sperimentati prima.

Le mostre come esperienze di arte immersiva.

“Una mostra d’arte non è più il risultato finale di un processo, ma un luogo di produzione.

L’artista mette a disposizione del pubblico degli strumenti. 

Mettendo alla prova le forme accademiche dell’esposizione, gli artisti della post-produzione considerano il luogo d’esposizione come spazio della coabitazione, una scena a metà strada tra la scenografia, il set cinematografico e un centro d’informazioni.

Il visitatore dovrà inventarsi delle funzioni o scovarle tra il suo repertorio di comportamenti.”

(Nicolas Bourriaud)

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