IMMERSIVE MIRROR ROOM

Stefano Fake: THE FAKE FACTORY  – THE IMMERSIVE MIRROR ROOMS (2001 to date)

“IMMERSIVE MIRROR ROOM” – immersive art experience

Created by The Fake Factory  THE IMMERSIVE MIRROR ROOM is an immersive art installation.

Since 2001, The Fake Factory has explored the computer’s potential to create both virtual and physical art forms that embrace the concept of space.

Through the use of immersion, interaction, and manipulation of both virtual and physical space, The Fake Factory has created powerful aesthetic environments that enable audiences to experience alternative realities. Immersive installations satisfy the viewer’s inherent desire to escape physical reality and become part of the art experience itself.

While the visitor moves in the space, the projections surround him everywhere, confusing the boundaries of the walls with those of ceiling and floor. The inner world is expanding to the outside.

A lifelong flow of constantly changing images wraps the spectator.

The Fake Factory’s Mirror Rooms have been exhibited inside many digital art  exhibitions worldwide: Prato 2006 – London 2009 – Milan 2010 – Antwerpen 2012 – New York 2012 – Shanghai 2013 – Florence 2015 – Rome 2017 – Shanghai 2018 – Milan 2018 – Amsterdam 2018 – Rome 2019 – Florence 2019 – Vinci 2019 – Lepzig 2019.

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L’artista italiano Fake gioca con i sensi in un’installazione dove ci si immerge in un caleidoscopio di immagini visive senza soluzione di continuità.

Un’opera d’arte che ricrea e amplifica la sensazione della visione e dello spazio infinito attraverso l’uso di videoproiezioni e materiali trasparenti e riflettenti .

Mentre il visitatore si muove a suo piacimento nello spazio, le proiezioni lo circondano da ogni parte, confondendo i confini delle pareti con quelli di soffitto e pavimento.

Il mondo interiore si amplifica verso l’esterno.

Un flusso vitale di immagini in continuo cambiamento avvolge lo spettatore.

 

THE FAKE FACTORY : L’ESPERIENZA IMMERSIVA DELLA VIDEOARTE.

Stefano Fake è un artista che esplora fino in fondo il potenziale della elaborazione digitale dell’immagine per creare forme d’arte virtuali che abbracciano il concetto di spazio. Attraverso l’uso dell’immersione, dell’interazione e della manipolazione digitale dello spazio fisico e virtuale, The Fake Factory crea potenti ambienti estetici che permettono al pubblico di vivere realtà emozionali alternative. Le installazioni immersive soddisfano il desiderio intrinseco dello spettatore di sfuggire alla realtà fisica e diventare parte dell’esperienza dell’arte stessa.

“Tutto il mio lavoro si potrebbe concentrare in questo concetto: The Fake Factory definisce, crea e manipola lo spazio per creare esperienze estetiche ed emozionali immersive. Invita il pubblico ad immergersi nell’arte con tutti i sensi “(Stefano Fake, cit).

Per immergere lo spettatore in una esperienza estatica ed emotiva, Fake utilizza tutti gli strumenti che l’arte digitale concede nel terzo millennio: forme, luci, colori, suoni, narrazione, astrazioni concettuali ed elementi simbolici, ologrammi, citazioni colte dalla storia dell’arte, specchi, trucchi prospettici e inganni visivi, in una sorta di flusso visivo senza soluzione di continuità.

“Non sono altro che paesaggi visivi, esteriori ed interiori. Qualcosa a metà fra la realtà e il sogno. Tutti i mondi sono simbolici: sia quello virtuale che quello che percepiamo come reale. L’arte digitale è evanescente e concreta allo stesso tempo: l’esperienza immersiva si consuma in pochi minuti ma lascia segni indelebili nello spettatore.” ((Stefano Fake, cit).  La sensazione di essere lì in quel momento a vivere l’esperienza, dipende in larga misura dall’assorbimento sensoriale all’interno dell’ambiente. Bisogna sentirsi immersi nello spazio e percepire fisicamente di essere una parte di esso. L’immersione sensoriale è fondamentale per il nostro rapporto con l’ambiente naturale. Sfruttando il potere psicologico dell’immersione, Fake crea spazi visivi che consentono al pubblico di sfuggire verso altri mondi e sperimentare risposte emotive reali. E’, in definitiva, il potere dell’illusione artistica che trova un punto di incontro con il desiderio umano di creare realtà parallele all’interno della realtà in cui vive. Nella metafisica della realtà virtuale, Michael Heim chiede: “Non sono tutti i mondi simbolici? Compreso quello che ingenuamente chiamiamo il mondo reale, che leggiamo via con i nostri sensi fisici? “. Le opere di videoarte immersiva di The Fake Factory  sfruttano, in definitiva, il potere dell’illusione artistica che trova un punto di incontro con il desiderio umano di creare realtà simboliche parallele all’interno della realtà in cui vive, creando una fusione fra arte e vita.

(International Digital Art Review, gennaio 2015)

 

 

 

THE FAKE FACTORY : L’ESPERIENZA IMMERSIVA DELLA VIDEOARTE.

Stefano Fake è un artista che esplora fino in fondo il potenziale della elaborazione digitale dell’immagine per creare forme d’arte virtuali che abbracciano il concetto di spazio. Attraverso l’uso dell’immersione, dell’interazione e della manipolazione digitale dello spazio fisico e virtuale, The Fake Factory crea potenti ambienti estetici che permettono al pubblico di vivere realtà emozionali alternative. Le installazioni immersive soddisfano il desiderio intrinseco dello spettatore di sfuggire alla realtà fisica e diventare parte dell’esperienza dell’arte stessa.

“Tutto il mio lavoro si potrebbe concentrare in questo concetto: The Fake Factory definisce, crea e manipola lo spazio per creare esperienze estetiche ed emozionali immersive. Invita il pubblico ad immergersi nell’arte con tutti i sensi “(Stefano Fake, cit).

Per immergere lo spettatore in una esperienza estatica ed emotiva, Fake utilizza tutti gli strumenti che l’arte digitale concede nel terzo millennio: forme, luci, colori, suoni, narrazione, astrazioni concettuali ed elementi simbolici, ologrammi, citazioni colte dalla storia dell’arte, specchi, trucchi prospettici e inganni visivi, in una sorta di flusso visivo senza soluzione di continuità.

“Non sono altro che paesaggi visivi, esteriori ed interiori. Qualcosa a metà fra la realtà e il sogno. Tutti i mondi sono simbolici: sia quello virtuale che quello che percepiamo come reale. L’arte digitale è evanescente e concreta allo stesso tempo: l’esperienza immersiva si consuma in pochi minuti ma lascia segni indelebili nello spettatore.” ((Stefano Fake, cit).  La sensazione di essere lì in quel momento a vivere l’esperienza, dipende in larga misura dall’assorbimento sensoriale all’interno dell’ambiente. Bisogna sentirsi immersi nello spazio e percepire fisicamente di essere una parte di esso. L’immersione sensoriale è fondamentale per il nostro rapporto con l’ambiente naturale. Sfruttando il potere psicologico dell’immersione, Fake crea spazi visivi che consentono al pubblico di sfuggire verso altri mondi e sperimentare risposte emotive reali. E’, in definitiva, il potere dell’illusione artistica che trova un punto di incontro con il desiderio umano di creare realtà parallele all’interno della realtà in cui vive. Nella metafisica della realtà virtuale, Michael Heim chiede: “Non sono tutti i mondi simbolici? Compreso quello che ingenuamente chiamiamo il mondo reale, che leggiamo via con i nostri sensi fisici? “. Le opere di videoarte immersiva di The Fake Factory  sfruttano, in definitiva, il potere dell’illusione artistica che trova un punto di incontro con il desiderio umano di creare realtà simboliche parallele all’interno della realtà in cui vive, creando una fusione fra arte e vita.

(International Digital Art Review, gennaio 2015)