IL MANIFESTO – ESPERIENZE DI ARTE DIGITALE IMMERSIVA – 23 settembre 2023

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L’11 aprile 1910 un gruppo di artisti italiani dichiarava nel Manifesto tecnico della pittura futurista: «I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro. I vostri occhi abituati alla penombra si apriranno alle più radiose visioni di luce». Nel 1948, Lucio Fontana scriveva nel secondo Manifesto dello Spazialismo: «Vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro. A tal fine, con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire nel cielo: forme artificiali, arcobaleni di meraviglia, scritte luminose.» Quasi un secolo dopo, si iniziavano ad esporre dapprima in Francia, grazie anche ad autori italiani, e subito dopo in Italia, una serie di installazioni di arte digitale immersiva capaci di completare il percorso di cambiamento dei modi di fruizione dell’arte a livello globale. La cultura digitale contemporanea necessita di un’arte che si trasformi da opera/manufatto a spazio/ambiente. L’arte digitale stessa da contemplativa diventa esperienziale e relazionale.

Due mostre hanno segnato questo passaggio. La pionieristica Ambienti sensibili di Studio Azzurro (1999) e la Caravaggio Experience realizzata da The Fake Factory (2016) entrambe al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il clamoroso e inaspettato successo della Caravaggio Experience (80.000 presenze in poco più di 3 mesi) inaugurava in Italia e nel mondo il periodo delle mostre chiamate «experience». Per la prima volta un’importante istituzione museale ospitava un’esposizione su un pittore del passato fatta di sole videoproiezioni, come quella che già dal 2012 stava facendo un tour mondiale in spazi non convenzionali: la Van Gogh Alive, prodotta da una società australiana. Il successo della Caravaggio Experience destò lo scandalo che tutte le grandi trasformazioni comportano. Alcuni storici dell’arte non si spiegavano come fosse stato possibile che a Roma un’installazione di arte digitale immersiva avesse potuto avere tanto successo, nonostante la presenza di moltissime opere reali del Caravaggio. Io che ero dentro al processo, essendone l’autore, mi sono dato una serie di risposte. Probabilmente le installazioni immersive soddisfano il desiderio intrinseco dello spettatore di sfuggire alla realtà fisica e diventare parte essi stessi dell’esperienza d’arte. Per immergere lo spettatore dentro un’innovativa esperienza estetica ed emozionale, venivano da noi utilizzati tutti gli strumenti che l’arte digitale ci metteva a disposizione: forme, luci, colori, suoni, narrazione, astrazioni concettuali ed elementi simbolici, ologrammi, citazioni colte dalla storia dell’arte, specchi, trucchi prospettici e inganni visivi, in una sorta di flusso senza soluzione di continuità. Non è più un’arte da contemplare dall’esterno, ma un’arte da vivere sentendosi parte di essa, che avvolge e coinvolge.

Un’arte phygital, come si direbbe oggi, che unisce allo spazio fisico elementi compositivi virtuali. Questa richiesta di maggiore partecipazione all’esperienza estetica è andata di pari passo con lo sviluppo di internet e dei social media. Una parte del successo di alcune di queste experience, è data dalla capacità degli autori di trasformare le sale espositive in contenitori di emozioni. E non c’è nulla di più interessante, per il pubblico di oggi, che poter condividere momenti emozionanti e coinvolgenti. Si potrebbe dire, citando le parole di Tolstoj: «La felicità non è reale, se non è condivisa».

Il format delle mostre digitali immersive oggi è esploso a livello globale. A Parigi, Londra, New York, Amsterdam, Lipsia, Dubai, Tokyo, Shanghai esistono centri espositivi permanenti già attrezzati con tecnologie di videoproiezioni a 360 gradi. Dopo il boom iniziale di alcuni titoli, come la già citata Caravaggio Experience (80.000 presenze a Roma nel 2016, 135.000 visitatori a Venaria Reale nel 2017, 160.000 nella grande mostra ibrida su Caravaggio a Città del Messico 2018) e la Klimt Experience (103.000 presenze al Mudec Milano nel 2017), le istituzioni museali italiane non sono state capaci di capitalizzare quella spinta iniziale. Ad oggi, manca ancora un grande centro espositivo dedicato alle arti digitali immersive e, salvo poche eccezioni come il MEET di Milano e alcuni festival, i nostri artisti sono costretti ad esporre principalmente all’estero.

Nel frattempo il mercato si è riempito di copie di bassa qualità delle prime mostre immersive di enorme e inaspettato successo realizzate da Gianfranco Iannuzzi in Francia e Stefano Fake in Italia, i veri pionieri di questo format che ha conquistato il mondo. Oggi Iannuzzi e Fake continuano a realizzare opere immersive di grande qualità e richiamo in tutto il mondo, mentre in Italia, da dove era partito il format dal 2016 con le prime esperienze di arte immersiva su Caravaggio, Klimt e Monet, il dibattito è rimasto impantanato nel solito chiacchiericcio sterile e infantile.

Forse è venuto il momento di riprendere anche in Italia il percorso auspicato dai futuristi oltre un secolo fa. Che siano musei digitali o tradizionali, il pubblico vuole sempre di più sentirsi al centro dell’esperienza d’arte.

* Artista multidisciplinare, autore di esperienze d’arte immersiva. direttore creativo di Immersive Experience.Art parteciperà alla XIX edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali, l‘incontro internazionale dedicato allo sviluppo e alla conoscenza della filiera cultura – innovazione, diretto da Francesca Velani, che si terrà il 28 e 29 settembre 2023 al Real Collegio di Lucca. La manifestazione è promossa da Promo PA Fondazione, presieduta da Gaetano Scognamiglio. (lubec.it).

IMMERSIVE ART INSTALLATIONS (2001-2024)

STEFANO FAKE & THE FAKE FACTORY
IMMERSIVE ART EXPERIENCES (2001-today)

Stefano Fake è un artista e video designer italiano, che realizza installazioni utilizzando video proiezioni, film, fotografie, sculture, computer grafica e tecnologie interattive. E’ fra i principali esponenti della IMMERSIVE ART, che si propone di immergere lo spettatore all’interno dell’opera d’arte stessa. Nel 2001 fonda a Firenze il suo laboratorio THE FAKE FACTORY, che in pochi anni diventa un punto di riferimento internazionale nelle arti immersive e nelle scenografie digitali per teatro, concerti ed eventi. 
Stefano Fake si propone di rompere la tradizionale separazione creatore-fruitore mettendo lo spettatore al centro dell’esperienza d’arte. Utilizzando i linguaggi e le tecnologie digitali in uso nelle scenografie teatrali e cinematografiche, crea delle Immersive Rooms, ambienti multi-sensoriali immersivi dove il pubblico non è solo spettatore ma diviene attore protagonista dell’opera stessa. L’arte immersiva è una forma d’arte che utilizza video proiezioni, luci, suoni, musiche, e a volte anche essenze profumate e micro-dosi di superfood per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni. 

Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. 

Un progetto innovativo che tende a scuotere e coinvolgere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte Moderna e Contemporanea. 

STEFANO FAKE & THE FAKE FACTORY

Stefano Fake (born 7th October 1971 – not dead yet), is an Italian artist and video designer, who creates installations using video projections, films, photographs, sculptures, computer graphics and interactive technologies. He is a pioneer and one of the main authors of Immersive Art Installations, which aims to immerse the viewer inside the work of art itself. Graduated in Political Science in Milan, he studied film making and digital videoproduction in Madrid, New York, Los Angeles. From 1997 to 2007 he was in charge of developing the virtual sets of the avant-garde Krypton Theater Company of Florence. In 2001 he founded THE FAKE FACTORYy, an art studio that becomes an international reference point of IMMERSIVE ART EXPERIENCES, participating in the realisation of multi-disciplinary art projects: immersive art exhibitions, video-mapping projections, architectural light installations, video production, video sets for theatre, fashion shows, visual environments for museums, galleries and cultural events, production of multi-sensory experiences, video installations, video art works. STEFANO FAKE Immersive Art exhibitions have been attended by millions of visitors around the world.

stefanofake.com
thefakefactory.com
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