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About stefano fake

video artist & designer Lives and works between Florence, Milan, London, Paris, Los Angeles, Shanghai.

#CARAVAGGIO EXPERIENCE – PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI – ROMA

 

Stefano Fake, videoartista  fondatore di THE FAKE FACTORY, parla del progetto di videoarte immersiva CARAVAGGIO EXPERIENCE.

Ci parli di questa forma di videoarte che definisci immersiva?
Ne parlo con cognizione di causa: immagina che la nostra prima videoinstallazione immersiva come THE FAKE FACTORY l’abbiamo realizzata alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze nel 2002 (A.N.S: ambienti di nuova sensibilità, Firenze 2002). E anche la mia prima opera del 2001 nella Casa Museo di Goethe  era già di per sè un’installazione video immersiva, seppur su scala minore (“Room with color TV”, Weimar 2001). Questo approdo in una istituzione prestigiosa e iconica come il Palazzo delle Esposizioni di Roma è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso che ci ha portato ad essere fra i maggiori esponenti della videoarte immersiva a livello italiano e internazionale.
La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.
Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

Il tuo rapporto con Caravaggio: sicuramente, avrai lavorato a stretto contatto con storici dell’arte ed esperti; cosa ti ha ispirato, maggiormente, nella costruzione di un racconto per immagini?
La sua pittura è così dirompente che il primo approccio è stato il più possibile spontaneo, senza mediazioni culturali o critiche.
Ho selezionato le sue opere maggiori e le ho proiettate per settimane sui maxi-schermi che ho in casa e nella FAKE FACTORY, il mio laboratorio creativo. Ho diversi maxischermi distribuiti dappertutto, visto il lavoro che faccio. Mi sono letteralmente immerso nella sua pittura per un mese. Giorno e notte. Mentre lavoravo, mangiavo, leggevo e spesso anche mentre dormivo, per assorbirne la luce quasi fisicamente.
Quando ho pienamente interiorizzato le immagini create dal Caravaggio ho iniziato a studiarlo con metodo e attenzione scientifica. Ho letto libri e biografie, ho visto i film a lui ispirati, ho studiato le lezioni universitarie e le trasmissioni televise di Claudio Strinati, gli appunti dell’amico Carlo Francini, ho incontrato Mina Gregori della Fondazione Longhi di Firenze, ho visto in video gli spettacoli di Dario Fo e Vittorio Sgarbi, ho approfondito gli studi scientifici di alcuni dottorati di ricerca sulla tecnica e i trucchi ottici che probabilmente utilizzava, ho parlato con molti restauratori per capire il metodo che utilizzava per ottenere quella profondità e quei contrasti luce-ombra che ne hanno fatto il tratto distintivo. Sono andato a osservare quanto più possibile le sue opere dal vero: Roma, Firenze, Napoli, Siracusa, Malta, Parigi, Berlino e Vienna. Ho passeggiato nella spiaggia di Porto Ercole dove probabilmente è stato abbandonato morente.
Poi mi sono preso un mese chiuso nel mio studio a fare una sintesi per trovare una narrazione visiva ed emozionale che potesse racchiudere quanto più possibile tutto quello che di Caravaggio si conosce, si scrive, si dice e si immagina. L’introduzione alla videoinstallazione, quella con le lettere che volano e formano la parola Caravaggio Experience è il simbolo visivo di questo processo.
Ho preso quel flusso libero di pensieri e immagini e l’ho inquadrato dentro una cornice,  che rappresenta simbolicamente la videoinstallazione-spettacolo finalmente compiuta.
Quell’animazione, che anticipa tutti i capitoli e da il titolo all’intera opera, è l’ultimo video che abbiamo realizzato. L’ho pensato e realizzato solo quando avevo finalmente capito che il lavoro era compiuto e l’opera completa.

Ci parli della narrazione della videoinstallazione? come si svolge?
E’ un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, in ogni punto dell’esposizione vediamo le successioni dei quadri del Caravaggio per intero e almeno 6 differenti dettagli degli stessi quadri proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante anche scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.
E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.
Io ad esempio amo moltissimo mettermi nella sala centrale per osservare contemporaneamente almeno 12 proiezioni diverse, divise su 3 sale che comunicano attraverso portali volutamente asimmetrici. E’ un labirinto apparentemente caotico ma incredibilmente equilibrato e armonico.
Dal punto di vista dello sviluppo delle sequenze, ho cercato di essere il più chiaro possibile. D’altronde, se la mia intenzione è far perdere lo spettatore nel labirinto, gli devo pur dare un filo di Arianna che lo aiuti a trovare un percorso di uscita. Perciò ho individuato alcune  tematiche utili a realizzare una narrazione fluida e coinvolgente. Ho pensato a 8 capitoli, che si svolgono contemporaneamente in tutto lo spazio: Luce, Naturalismo, Enigma del Narciso, Teatralità, Medusa, Violenza,  luoghi di vita vissuta e infine la consacrazione della sua Arte nelle pinacoteche di tutto il  mondo.
Quindi ho radunato il mio team di grafici, animatori, disegnatori nel mio laboratorio di Firenze, The Fake Factory,  e abbiamo realizzato una prima bozza dell’opera. Con l’aggiunta delle meravigliose musiche originali di Stefano Saletti e una serie di revisioni con Strinati abbiamo affinato tutti gli aspetti della videoinstallazione per arrivare ad un risultato finale che corrispondesse ai miei desideri e, naturalmente, anche a quelli di Medialart, società produttrice dell’evento.
L’obiettivo ultimo di questo lavoro era chiaro a tutti: regalare un’esperienza immersiva originale e unica nell’arte del Caravaggio, equilibrando gli elementi spettacolari con quelli didattici.

Perché Caravaggio?
A posteriori sembra una scelta facile, ma il rischio di non riuscire a domare tutta quella materia era molto alto.
Non è stato per niente facile dire “ok, facciamo Caravaggio!”. Ma la mia indole ad accettare le sfide e a cercare di alzare l’asticella del limite ha prevalso sulle paure.
Con i produttori Luca Parenti e Valentina Sicca di Medialart, abbiamo discusso molto su questa scelta. Forse un episodio è stato decisivo : una sera a cena in centro a Firenze raccontavo loro di una visita al Museo degli Uffizi con mio nipote Alessandro, che ha sei anni. Dell’intera visita agli Uffizi si ricordava con entusiasmo di uno “scudo da guerra con sopra una faccia coi serpenti in testa”.
Ci siamo tolti ogni dubbio e la mattina dopo stavamo già lavorando su Caravaggio Experience.

A quando risale il tuo primo ‘’incontro’’ con l’artista?
Da quando sono bambino mi nutro ossessivamente di immagini.
Mi sembra che i quadri di Carvaggio siano sempre stati stampati nella mia mente.

Quali intenzioni hanno governato la costruzione del progetto?
Il fine ultimo è donare al pubblico un’esperienza immersiva nell’arte del Caravaggio. Diciamo che ho messo l’arte, la competenza e le tecnica di The Fake Factory  a disposizione di un progetto che vuole soprattutto rinnovare la conoscenza e la passione per l’Arte di Michelangelo Merisi.

Dopo mesi di duro lavoro e di incontri e collaborazioni nel dar vita a questa ‘’esperienza’’ cosa pensi rimanga al fruitore?
Spero rimanga un ricordo indelebile delle sensazioni che produciamo attraverso immagini, musica, suoni e profumi.
Spero e credo rimanga la voglia di approfondire la conoscenza del Caravaggio e di andare a vedere, come ho fatto io, le pitture dal vero.
Credo fortemente che questa installazione rafforzi la voglia di bellezza, arte e cultura che sono la caratteristica del nostro Paese.
Credo anche che si metta un punto a vantaggio della nostra iconofilia, contro la barbarie iconoclasta che da più parti potrebbe sopraggiungere.

Come reagisce il pubblico all’immersione nell’opera di Caravaggio?
I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha, di fatto, alcuna opera pittorica reale presente.
I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.
Per mio conto, mi piace osservare il differente approccio del pubblico all’immersività della mostra. C’è chi si muove per 3 ore nello spazio cercando punti di vista differenti, chi trova subito uno spazio proprio e si siede per molto tempo, chi assiste concentrato senza parlare, chi parla e commenta, chi fa foto per sè e chi fa foto dicendo che vorrebbe mostrarle a figli o amici.
Chi  apprezza soprattuto la musica (io sono fra quelli!). Chi conosce, riconosce o cerca di indovinare i quadri che scorrono sulle pareti. Chi dice (per fortuna sono pochi!) “non mi piace” o “non mi convince” e chi escalma, letteralmente “che figata!”.
Anche i commenti sui social media sono  un metodo interessante per recepire i feedback del pubblico. Proprio ieri leggevo commenti del tipo : Andate a godere di questa esperienza meravigliosa; Una esperienza bellissima ed emozionante!; Meraviglia!; Incredibile e totale immersione nei quadri di Caravaggio…. stupendo. Ci tornerò!; Un trip; La potremmo definire un caraviaggio! e via dicendo. Dopo un anno di studio, lavoro e fatica fisica ci sentiamo finalmente sollevati dalle pressioni che questo tipo di lavori comporta.
C’è anche chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!
Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Come avete progettato lo spazio e gli ambienti in cui mettete in scena l’installazione?
Abbiamo pensato a questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo.
Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Avete pensato ad ampliare l’offerta di immersività utilizzando nuove tecnologie indossabili come gli occhiali 3D, l’Oculus o  i sistemi di trasmissione wireless di informazione tipo IBeacon?
Stiamo lavorando da mesi su queste tecnologie e probabilmente in un futuro potremmo pensare di insertirle nei nostri progetti. L’unico dubbio che mi ha fatto escluderne al momento l’utilizzo è un aspetto che ancora giudico negativo: le tecnologie indossanti tendono a isolare l’osservatore. Si vive un’esperienza magari più immersiva, ma da soli. Sia essa con un casco, con occhiali o dovendo continuamente ricorrere allo smartphone per ricevere infomazioni complementari alla videoinstallazione.
Il nostro obiettivo è invece di far vivere al pubblico un’esperienza collettiva all’interno dell’Arte del Caravaggio. Di fatto è quello che sta avvenendo. Il pubblico partecipa all’esibizione come se fosse dentro uno spazio teatrale che si modifica continuamente grazie alla perfetta sinestesia fra immagini, suoni e musica. Il visitatore diventa esso stesso parte dell’installazione. Le figure in controluce delle persone dentro allo spazio, le proporzioni fra le persone reali e le dimensioni delle proiezioni accentuano il concetto di immersività. Tutti si rendono conto fin da subito che sono dentro l’opera, proprio osservando gli altri visitatori immersi nello spazio virtuale generato dalle macro proiezioni sulle pareti.
Al momento volevo che questo fosse il senso del progetto. Poi, per il futuro, vediamo se i test che stiamo facendo porteranno ad affiancare all’ambiente immersivo anche piccoli spazi dedicati alle realtà virtuali e all’interazione.
Avremo modo di riparlarne presto.

Parlaci delle emozioni nate in seguito a questo ‘’confronto’’ così speciale. Ti sei misurato con un Maestro del passato, il più celebrato tra i dipintori dell’arte italiana, cosa si prova?
Vuoi la verità? sono esausto. Mi potreste abbandonare come un derelitto su una spiaggia e non ne uscirei vivo…

Cosa vorresti condividere di questa esperienza; se potessi raccontarti al pubblico cosa vorresti che emergesse?
Vorrei emergesse la mia passione-ossessione per l’arte, le immagini, i racconti e le illusioni. E anche la nostra buona fede nel cercare di rendere compatibili gli aspetti spettacolari e quelli scientifici.
Giro il modo da anni per vedere i miei colleghi che realizzano lavori di questo tipo e non nascondo che mi sono ritrovato spesso deluso dal fatto di vedere a volte solo spettacoli che trattano con poco garbo le opere dei grandi maestri della pittura e a volte solo perfette riproduzioni digitali senza narrazione o evoluzione emozionale nel percorso.
Spesso ho visto solo operazioni di comunicazione. Sono molto consapevole di questo aspetto, il saggio di Mario Perniola “Contro la comunicazione”, che vi invito a leggere, è una Bibbia sul mio comodino da sempre. Caravaggio Experience non è una vuota operazione commerciale o di branding sfruttando Caravaggio: è un onesto tentativo, spero riuscito, di avvicinare il pubblico all’arte attraverso tecnologie innovative e linguaggi ed estetiche contemporanee.

Quale potrebbe essere un feedback positivo rispetto all’obiettivo che ti sei posto realizzando questo progetto?
Vorremmo continuare a portare l’Arte e la bellezza italiana nel mondo attraverso videoinstallazioni immersive.
Io viaggio molto per lavoro in molte capitali mondiali e sono convinto che questa forma d’arte possa essere un successo di critica e pubblico oltre che un modo innovativo di portare la grande arte italiana nel mondo. Il fantastico team con le ragazze di Roma&Roma (Maria Rita, Alessandra e Noemi) e l’ufficio stampa guidato da Costanza Pellegrini e Fabiana Manuelli, che si occupano con successo della promozione e della comunicazione dell’opera, è già al lavoro su diversi fronti. Possiamo solo augurarci per il futuro altri progetti interessanti e riusciti con sembra essere questa mostra immersiva nell’arte di Caravaggio.

Ultima curiosità, ma perchè vi chiamate THE FAKE FACTORY?
Cercavo un nome che fosse la sintesi del contemporaneo. E nel 2001, quando ho aperto il mio studio a Firenze, eravamo in piena esplosione di Internet e delle tecnologie di riproduzione digitale dell’arte e della vita stessa. Il fake è anche questo: il virtuale che si sovrappone al reale, le identità immateriali, gli avatar e gli alter ego digitali, le illusioni ottiche. E’ un nome molto ironico, ma nasconde un pensiero molto serio. E poi dentro c’è il mio amore viscerale per Orson Welles (F for Fake, il suo film testamento), Fellini e le sue riscostruzioni oniriche al Teatro 5 di Cinecittà, il baffo di Duchamp sulla Gioconda, Andy Warhol e la democratizzazione e riproduzione seriale dell’arte pop, i film di fantascienza come Blade Runner e Strange Days. E comunque la frase che più mi piace citare è attribuita a Gian Lorenzo Bernini “L’arte sta in fare che il tutto sia finto, e paia vero”.
Fake, appunto.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

Una exposición presenta los cuadros del artista milanés como un gran especáculo sensorial y electrónico

MÓNICA BERNABÉR – EL MUNDO – ESPANA

Una inmensa Cabeza de Medusa aparece proyectada en diversas paredes de la lóbrega sala expositiva. El óleo pintado por Caravaggio mide poco más de medio metro de ancho, pero allí sus dimensiones son más del doble. La música suena incesante y decenas de culebras empiezan a ocupar las paredes, como si salieran del propio cuadro hasta convertir la sala en un lugar que para algunos puede resultar angustiaso. El Palazzo delle Esposizioni de Roma acaba de inaugurar la muestra Caravaggio Experience que, como su nombre indica, es toda una experiencia. Su realizador, Stefano Fomasi, de la empresa de vídeo-artistas The Fake Factory, la define directamente de “instalación espectáculo”. Porque realmente no tiene nada que ver con una exposición convencional. Quien se espere algo que no vaya a verla. Fomasi destaca que la muestra, que se puede visitar hasta el 3 de julio, es una ocasión excepcional para acercar Caravaggio a la gente joven, “que está acostumbrada a la televisión y los teléfonos inteligentes, y el arte convencional le parece demasiado estático”. La exposición es toda una “experiencia sensorial”, insiste Fomasi. Porque incluye imágenes, música y hasta olores.

“Traeré a mis hijos para que la vean”, decía convencida una madre el día de la presentación. Aunque minutos después cambiaba de opinión, al ver proyectado sobre diversas paredes de la sala expositiva el impactante óleo de Caravaggio David con la cabeza de Goliat, reproducido en la muestra el doble de grande de su tamaño real. Y es que Caravaggio es Caravaggio, y sus pinturas no son siempre para todos los públicos.La exposición incluye 57 obras del pintor barroco, pero sólo algunas ponen los pelos de punta. En cambio, todas se caracterizan por la espectacularidad de sus grandes dimensiones y la música sugestiva que las acompaña. La luz, el naturalismo, la teatralidad y la violencia en los cuadros de Michelangelo Merisi y los lugares que el artista recorrió son algunos de los temas que se repasan a lo largo de la muestra. Y no sólo eso: se consiguen efectos especialmente bellos sacando de contexto los personajes de algunos de sus cuadros, contorneándolos e iluminándolos con un foco artificial. Ese juego de luces se realiza, por ejemplo, en La inspiración de San Mateo o El tañedor de laúd. El historiador de arte italiano Claudio Strinati, que es uno de los mayores expertos en la obra Caravaggio, no considera una aberración toda esta instalación-espectáculo, e incluso ha colaborado en su elaboración como asesor. “Es muy didáctica y ayuda al conocimiento”, defiende. “Y no sólo para un público joven”, apunta. “Cuando te encuentras delante de una obra de arte, aunque sea bellísima, no sabes cuánto tiempo debes observarla. Un cuadro no es una película, que dura una o dos horas. Un cuadro no tiene un tiempo de visión. Lo puedes ver en dos segundos, o en 10”, argumenta. “En una muestra virtual como ésta, el tiempo de observación está prescrito por aquellos que han ideado la exposición porque la obra te pasa por delante de los ojos, y estás obligado a seguirla”, sigue explicando Strinati. “Digamos que el tiempo de visión se dilata y también aumenta el tiempo de reflexión”, concluye.Lo que no hay duda es que, tras ver la exposición, las obras de Caravaggio quedan completamente grabadas en la retina.

CARAVAGGIO EXPERIENCE
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA
INSTALLAZIONE SPETTACOLO SULL’ARTE DI CARAVAGGIO
FINO AL 3 LUGLIO 2016
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CARAVAGGIO EXPERIENCE : PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA


INSTALLAZIONE SPETTACOLO SULL’ARTE DI CARAVAGGIO
FINO AL 3 LUGLIO 2016
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#CaravaggioExperience

ROME: His depiction of Judith slitting Holofernes’s throat, blood gushing from the wound, has enthralled art lovers for centuries: now Caravaggio’s portrayal of seduction and betrayal can be “relived” at a high-tech exhibition in Rome.  Fifty-seven paintings by the 16th century artist are from March 24 magnified and projected onto walls inside the Palazzo delle Esposizioni, where 3D images explore their composition and the dramatic use of chiaroscuro, the contrast between light and dark.  From the “Martyrdom of St Matthew” to the depiction of the youthful wine god “Bacchus”, the exhibition is intended as a “full sensory experience”, according to The Fake Factory, the video design company behind the project.
Visitors to the show can watch each painting broken down into the smallest detail, the performance accompanied by a specially composed soundtrack and smells from Florence’s historic Santa Maria Novella perfumery.  Studies of works like “Judith Beheading Holofernes” have revealed Caravaggio’s painstaking adjustments – in this case slightly moving the partly-severed head from the body – and the exhibition uses outline sketches to explore form.
“It’s a theatrical staging of his work”, the installation’s designer and the founder of the Florentine outfit Stefano Fake told AFP, saying the goal was to involve people “in a sort of collective rite by immersion in the art”.  The hope is tourists will feel as if they are present at the scenes depicted in the paintings, “becoming protagonists of the works”, and notice elements they would not have spotted by visiting a traditional exhibition.
Thanks to 33 high-definition projectors, the snakes in the artist’s “Medusa” appear to slither across the floor as the painting moves, the mythological monster’s horrified gaze amplified, her blood splattered widely across the walls. As well as playing on the main themes in the Milan-born painter’s works – light, theatricality, naturalism and violence – the exhibition, which runs until July 3, is “an almost-scientific experience”, said Claudio Strinati, art historian and consultant on the project.
Stefano Fake said the huge projections “are to help people discover Caravaggio, understand how he used characters, the way he used light, the way he painted.”
“You get to see details that you could not see with the naked eye, thanks to this technology.”
The show revels in rebellious Caravaggio – famous for having angered patrons with “vulgar” depictions of religious scenes, from painting saints with dirty legs to using prostitutes as muses – but celebrates his grace as well.  The aim had been to transform the neoclassical exhibition space in the Italian capital’s historic centre into a enormous, stark white canvas which would represent the light to the artist’s darkness, Fomasi said.  “We wanted to replicate the elegance that Caravaggio has, the elegance of his painting, in the elegance of the space, which is very white, very bright,“ he said.
After Rome, the “Caravaggio Experience” will travel to Naples, before heading to foreign exhibition halls next year. — AFP

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ROME: Art lovers are invited to immerse themselves in Italian painter Caravaggio’s scenes of pain and pleasure in an exhibition with a difference – there is not a single canvas on show. Video artists are projecting films of the fiery Baroque master’s renderings of Jesus being flogged, Roman wine god Bacchus and the severed head of the snake-haired Medusa on the walls of the Palazzo delle Esposizioni gallery.
Music and perfumes accompany the display of 57 pictures famed for a theatrical use of light and shadow that matched the drama of the artist’s life, which ended around age 38.
Art historian Claudio Strinati, who advised the creators of the exhibition, said taking the characters out of their original contexts completely changed the viewer’s experience.
“There is an appeal here,” Strinati said. “The images present themselves to us like apparitions, characters coming from a faraway world and arriving in our space.”
The “Caravaggio Experience” is starting shortly after the Victoria and Albert Museum in London also opened an exhibition that reinterprets the work of another Italian master, showing Renaissance painter Sandro Botticelli’s works alongside versions by pre-Raphaelite and pop artists.
The technique of plucking certain characters from the original backgrounds used in the Caravaggio exhibition can also help art historians with their studies, Strinati said.
“Caravaggio is a painter of people, of characters. This enlargement of the characters … is like focusing with a big lens, isolating them from the works [in which] they are usually found.”
The artist’s roving existence and the years he spent as a fugitive – after killing a man in a brawl – are told using maps of Sicily and Malta, projected alongside the works he painted there.

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Caravaggio’s Art Displayed – Without The Canvas

Caravaggio’s art has been exhibited many times since his death in 1610 but a major gallery in Rome has launched a different type of display – there isn’t a single canvas on show.
The Fake Factory video artists have projected the 57 works – which include Jesus being flogged, a man being beheaded and
the severed head of snake-haired monster Medusa – onto the walls of the the Palazzo delle Esposizioni.
They are accompanied by theatrical lighting, shadows, perfume and music.
The aim of the exhibition – called The Caravaggio Experience – is to allow visitors to immerse themselves in the Baroque master’s scenes of pain and pleasure.
Art historian Claudio Strinati acted as an adviser for the exhibition and said that taking the characters off the canvas gives the viewer a completely different experience.

He said: “The images present themselves to us like apparitions, characters coming from a faraway world and arriving in our space.
“Caravaggio is a painter of people, of characters.
“This enlargement of the characters… is like focusing with a big lens, isolating them from the works they are usually found in.”

Michelangelo Merisi da Caravaggio was only 39 when he died, after a life considered enigmatic and rebellious.
In 1606 he killed a man in a fight and fled from Rome with a price on his head.
He was involved in another fight in Malta in 1608 and yet another in Naples in 1609, a year before his death.

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Caravaggio’s violent triumphs go high-tech in Rome
24 Mar 2016

People attend the media preview of the “Caravaggio Experience” at the Palazzo delle Esposizioni in Rome on March 23, 2016
His depiction of Judith slitting Holofernes’s throat, blood gushing from the wound, has enthralled art lovers for centuries: now Caravaggio’s portrayal of seduction and betrayal can be “relived” at a high-tech exhibition in Rome.
Fifty-seven paintings by the 16th century artist are from Thursday magnified and projected onto walls inside the Palazzo delle Esposizioni, where 3D images explore their composition and the dramatic use of chiaroscuro, the contrast between light and dark.
From the “Martyrdom of St Matthew” to the depiction of the youthful wine god “Bacchus”, the exhibition is intended as a “full sensory experience”, according to The Fake Factory, the video design company behind the project.
Visitors to the show can watch each painting broken down into the smallest detail, the performance accompanied by a specially composed soundtrack and smells from Florence’s historic Santa Maria Novella perfumery.
Studies of works like “Judith Beheading Holofernes” have revealed Caravaggio’s painstaking adjustments — in this case slightly moving the partly-severed head from the body — and the exhibition uses outline sketches to explore form.
“It’s a theatrical staging of his work”, the installation’s designer and the founder of the Florentine outfit Stefano Fomasi told AFP, saying the goal was to involve people “in a sort of collective rite by immersion in the art”.
The hope is tourists will feel as if they are present at the scenes depicted in the paintings, “becoming protagonists of the works”, and notice elements they would not have spotted by visiting a traditional exhibition.
– ‘Snakes, blood and elegance’ –

People attend the media preview of the “Caravaggio Experience” at the Palazzo delle Esposizioni in Rome on March 23, 2016
Thanks to 33 high-definition projectors, the snakes in the artist’s “Medusa” appear to slither across the floor as the painting moves, the mythological monster’s horrified gaze amplified, her blood splattered widely across the walls.
As well as playing on the main themes in the Milan-born painter’s works — light, theatricality, naturalism and violence — the exhibition, which runs until July 3, is “an almost-scientific experience”, said Claudio Strinati, art historian and consultant on the project.
Fomasi said the huge projections “are to help people discover Caravaggio, understand how he used characters, the way he used light, the way he painted.”
“You get to see details that you could not see with the naked eye, thanks to this technology.”
The show revels in rebellious Caravaggio — famous for having angered patrons with “vulgar” depictions of religious scenes, from painting saints with dirty legs to using prostitutes as muses — but celebrates his grace as well.
The aim had been to transform the neoclassical exhibition space in the Italian capital’s historic centre into a enormous, stark white canvas which would represent the light to the artist’s darkness, Fomasi said.
“We wanted to replicate the elegance that Caravaggio has, the elegance of his painting, in the elegance of the space, which is very white, very bright,” he said.
After Rome, the “Caravaggio Experience” will travel to Naples, before heading to foreign exhibition halls next year.
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A Rome, une installation vidéo permet de «vivre» les tableaux du Caravage
Laure Brumont
Agence France-Presse
Rome

Se trouver aux côtés de «Judith décapitant Holopherne», assister au «Martyre de Saint Matthieu», converser avec «Bacchus»: la «Caravaggio Experience», une installation vidéo inédite qui débute ce jeudi 24 mars à Rome, nous fait entrer dans les tableaux du génie pictural du XVIe siècle.
Grâce à l’aide de 33 projecteurs haute définition, cinquante-sept tableaux de Michelangelo Merisi da Caravaggio, dit le Caravage (1571-1610), sont reproduits en grand sur les murs du Palais des Expositions, qui accueille la «Caravaggio Experience» jusqu’au 3 juillet.
Réalisée par les vidéo-artistes de The Fake Factory, basée à Florence (centre), cette installation se veut une «expérience sensorielle totale», utilisant tant les images, que la musique et même le parfum, provenant des ateliers de la fameuse «Officine» florentine de Santa Maria Novella.
Pourquoi le Caravage ? «Parce qu’en Italie, il est un symbole», réplique Claudio Strinati, historien de l’art, «pour son élégance», renchérit le concepteur de l’installation, Stefano Fomasi.
Si on devait définir +Caravaggio Experience+, «je dirai que c’est une +installation-spectacle+, dans laquelle nous avons essayé de faire une mise en scène théâtrale de son oeuvre», explique à l’AFP le vidéo-artiste, fondateur de la Factory florentine.
Avec un objectif: que le public «participe à une sorte de rite collectif, par une immersion dans l’art, afin qu’il devienne protagoniste de l’oeuvre» et lui donne envie «de voir les tableaux en vrai».
Au son d’une musique composée à base d’instruments à cordes et de percussions, le visiteur, à qui il est conseillé de s’assoir et non de déambuler comme dans une exposition «classique» pour mieux profiter de l’expérience, se fait happer littéralement par les tableaux.
Ainsi, de sa «Méduse» sortent des milliers de serpents qui, glissant sur les murs et les sols, semblent étouffer le spectateur, avant que le sang qui ne coule de la tête ne remplisse la pièce.
Quant à la musique, «elle doit servir de cadre aux tableaux, pour suggérer les sensations éprouvées en les regardant», souligne le compositeur Stefano Saletti, qui confie s’être inspiré «des contrastes et du clair-obscur» sublimé par le Caravage.
– Théâtralité, lumière et violence –
«Les tricheurs», «David et Goliath», «Judith décapitant Holopherne», «Le joueur de luth», «Jeune saint Jean-Baptiste au bélier», «la vocation de saint Matthieu»… En cinquante minutes, tous ces tableaux se succèdent en une farandole de scènes, illustrant quatre des thèmes fondamentaux de la peinture caravagesque: l’usage de la lumière, le naturalisme, la théâtralité et la violence.
Les détails – visages, mains, instruments, armes – sont agrandis «et l’on peut ainsi voir ce qu’à l’oeil nu, dans un musée, on ne pourrait voir qu’au microscope», explique M. Strinati, qui évoque une «expérience quasi-scientifique».
Les compositions des oeuvres, que Caravage soignait particulièrement, sont expliquées à l’aide de palettes graphiques et de mannequins articulés en bois qui se superposent sur les tableaux.
Ainsi, celle, fameuse, du «Martyre de Saint Matthieu», que l’on peut admirer de visu dans l’église Saint-Louis-des-Français à Rome, apparaît sous un jour nouveau et atteste, s’il en était besoin, du génie du Caravage.
Une déception cependant: les parfums qu’inhale le visiteur ne correspondent en rien aux objets ou aux personnages des tableaux. Point d’odeur de pommes, de sueur, de crottin de cheval… comme on l’espérait en pénétrant dans l’installation.
Après Rome, «Caravaggio Experience» sera exposé à Naples cet automne avant de partir en tournée à l’étranger l’an prochain.

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Roma, (EFE).- Roma acoge desde hoy una muestra multimedia para proponer un viaje sensorial por las obras de Michelangelo Merisi “Caravaggio”, envueltas ahora por una atmósfera sugestiva que involucra a la vista, el oído y el olfato del visitante.
El “Palazzo delle Esposizioni” de la capital italiana albergará hasta el próximo 3 de julio la exposición “Caravaggio Experience”, que consiste en un repaso “inédito” a las obras del genio barroco mediante numerosas proyecciones en alta definición.
La muestra ofrece la posibilidad de observar y conocer de un modo novedoso y detallado las pinturas del artista y, en este proceso, juega un papel esencial la percepción sensorial de los visitantes.
Y es que el recorrido, además de fluir entre las proyecciones de sus célebres pinturas, está acompañado por una música intimista y enigmática, firmada por Stefano Saletti, y por los aromas de la Oficina del Perfume de la Farmacia de Santa María Novella.
La instalación ha sido diseñada por “The Fake Factory”, un estudio florentino especializado en vídeo arte, y por su creativo Stefano Fake quien aseguró que principalmente está destinada a los jóvenes por su carácter didáctico.
“Es una ‘exposición espectáculo’. Hemos estudiado, analizado y profundizado a Caravaggio y hemos identificado una serie de temas que bajo nuestro punto de vista eran muy importantes”, señaló Fake en declaraciones a los medios españoles.
Para retratar y acotar la figura y el estilo de este genio del Barroco, el realizar explicó que sus técnicas y sus obras “han sido colocadas como si fuera una puesta en escena, una obra teatral”.
De este modo, se proyectan cincuenta obras divididas en secciones que analizan minuciosamente los grandes temas de la producción artística de Caravaggio, como la iluminación, sus escenarios, la acción de sus cuadros, su temática o el estudio morfológico de sus personajes.
El recorrido arranca con el estudio de la luz, de su famoso claroscuro, una técnica con la que el artista revolucionó la iluminación en la pintura, otorgándola una función estructural, simbólica y del todo novedosa.
Para explicar la importancia de este elemento en su nómina se presenta, entre otras, una proyección de “La vocación de San Mateo” (1601), únicamente iluminada por un rayo lumínico que otorga a la escena un marcado dramatismo.
La muestra también abarca el ámbito naturalista del autor, proyectando sus numerosos bodegones y sus escenas cotidianas, protagonizadas por parroquianos de oscuras cantinas o jóvenes que deambulan por las recónditas calles de aquella Roma de los papas.
Pero el concepto que ocupa un mayor espacio en la muestra es el de la teatralidad, identificando los elementos que configuran la estructura de sus obras, desnudando sus lienzos de luz y color para dejar al descubierto sus formas primigenias.
Lo hace dividiendo sus lienzos en un plano tridimensional gracias al cual puede apreciarse la composición de los cuerpos de los personajes, el equilibrio entre ellos, la elección de la iluminación, sus formas geométricas y su profundidad.
También se aborda la acción y la violencia de aquella época, también de la controvertida vida de Caravaggio, así como los lugares en los que vivió, ya que recorrió de norte a sur la península itálica: nació en Milán, alcanzó su máximo apogeo en Roma y pasó sus últimos años en las urbes más meridionales de la Bota.
Para realizar esta exposición se ha consultado a uno de los grandes estudiosos y expertos sobre Caravaggio de Italia, el profesor Claudio Strinati, quien encomió el sentido “formativo” de la muestra y se mostró satisfecho por el resultado.
“Para una persona a la que le interesa el arte, es un buen método para introducirse en el conocimiento porque todo es explícitamente virtual (…) las imágenes son más grandes que los cuadros y pasan ante el ojo del espectador”, señaló a los medios españoles.
Para el experto, las nuevas tecnologías jugarán “un rol enorme”, definitivo, en el futuro de la historia del arte.
“Para la historia del arte las tecnologías modernas son definitivas. Va con la historia del hombre, el ser humano lo que quiere es ver mejor la realidad. Seguramente sea el objetivo supremo del hombre, ver mejor, el universo, su alma, el arte“, opinó.
Sea como fuere, la exposición multimedia recorre las luces y las sombras de una figura, la de Caravaggio, que en opinión de Strinati supone la quintaesencia del italiano actual: “pasional, culto, muy capaz y lleno de contradicciones en el modo de comportarse”.
“Representa la síntesis del carácter italiano y de su capacidad y, sobre todo, del amor por el arte. Caravaggio está vinculado al arte de un modo supremo porque todo lo que es, se ve en sus cuadros: su personalidad, su mundo y sus ideas”, concluyó el estudioso.
EFE
gsm/agf

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Prepare for a whole new kind of cultural experience: a Caravaggio exhibition in Rome that doesn’t feature a single canvas of the fiery Baroque master.
It features an innovative video installation combined with an original musical score and even fragrances. The aim is to engage visitors on a sensorial and immersive journey into the world of the 17th century painter.
“Usually, when you visit an exhibition, you see the paintings or the sculptures together with the information provided by the gallery, and that’s it. Instead, here, the aim is to stimulate visitors, the images are like apparitions, they’re like characters entering our space from a far away world,” says art historian Claudio Strinati.
Michelangelo Merisi Caravaggio pioneered the Baroque painting technique known as chiaroscuro, the use of strong contrasts between light and dark.
Considered the greatest Italian painter of his time, he led a violent, chaotic life and died young at the age of 38.
“Caravaggio painted people, characters. This type of display allows us to focus on the characters, isolating them from the works they are usually associated with. This makes it possible for researchers and students of art history to focus on particular details that one wouldn’t always notice when looking at the original art work,” says Strinati.
Featuring a selection of 57 works, Caravaggio Experience runs at Rome’s Palazzo delle Esposizion until July 3rd.

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Ces créations vidéo monumentales, on les doit aux artistes-vidéastes du studio The Fake Factory, basé à Florence. Tout a été pensé pour que la visite se montre la plus immersive possible : images mouvantes, musique entêtante, et même diffusion de… parfums ! Tous les sens seront donc mis à contribution pour s’immerger dans l’Italie du XVIe siècle et l’univers unique du Caravage.

Le choix de cet artiste n’est pas surprenant pour inaugurer ce type d’exposition résolument moderne. En Italie, le Caravage est considéré comme un véritable symbole brillant par son élégance, sa touche unique et son style absolument inimitable. Une exposition qui peut paraître quelque peu théâtrale, voire spectaculaire pour un peintre dont le monde se voulait des plus précieux. Mais le but n’est pas de dérouter le spectateur, bien au contraire.

L’idée serait plutôt d’offrir une immersion dans l’Histoire de l’art, afin que tout un chacun puisse se sentir comme un protagoniste à part entière du tableau qu’il apprécie et dans lequel il plonge. Ainsi, le choix de la musique a été fait en adéquation avec l’époque : les compositions ont été réalisées avec des instruments à corde et à percussion, et leur rythme tente de créer une sorte de nouveau cadre au tableau. Dans le parcours, des cartels inviteront les visiteurs à s’assoir plutôt que déambuler comme cela se fait traditionnellement.
Au fil d’une animation de plusieurs minutes, les œuvres les plus célèbres de Caravage se succèdent dans une farandole musicale, sensorielle, organisées selon un ordre thématique : l’usage de la lumière, le naturalisme, la théâtralité et enfin la violence, ultime sujet qui a nourri ses compositions les plus frappantes comme David et Goliath ou encore Judith décapitant Holopherne.

Dans le même temps, des « focus » sous forme d’agrandissements se proposeront au regard du public. Mains, visages, instruments de musique, armes sont agrandis comme sous l’œilleton d’un microscope : une chance qu’on ne rencontre pas sous les cimaises d’un musée traditionnel. Une expérience profondément immersive donc, qui après Rome, déménagera à Naples avant de quitter sa terre natale ultérieurement, pour de nouveaux horizons européens.

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Museums are an Immersive Experience
by Michelle Chan, Exhibit & Program Coordinator
Have you ever been at an event, watched a movie, or played a sport and completely lost track of time and where you are because you are so focused on the one task at hand? If you have, you’ve been in an immersive experience. When I say “immersive experience” what I really mean is that whatever you are doing allows you to lose yourself in the moment. 
Museums and galleries can do this. 
    Whether it’s being surrounded by beautiful objects displayed in crystal-clear cases, walking through an historic house where people lived 100 years ago, or watching a video projection with speakers blasting loud audio from all sides, museums and galleries can often make you forget your everyday life. 
Part of the immersive experience is the sense of scale that you just can’t get from your computer, tablet, or phone.
An experience can also be immersive if a museum or gallery can engage all (or most) of your senses. Computers are limited to sight and sound; photographs are limited to just sight. The possibilities at a museum or gallery are endless. To lose yourself in a place, to see artefacts in context, to be surrounded by video and sound, or to walk through an underground mine is the value of museums. As a museum visitor, I find this more engaging and enjoyable than sitting on a chair and clicking through images on a website.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

Stefano Fake, videoartista  fondatore di THE FAKE FACTORY, parla del progetto di videoarte immersiva CARAVAGGIO EXPERIENCE.

Ci parli di questa forma di videoarte che definisci immersiva?
Ne parlo con cognizione di causa: immagina che la nostra prima videoinstallazione immersiva come THE FAKE FACTORY l’abbiamo realizzata alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze nel 2002 (A.N.S: ambienti di nuova sensibilità, Firenze 2002). E anche la mia prima opera del 2001 nella Casa Museo di Goethe  era già di per sè un’installazione video immersiva, seppur su scala minore (“Room with color TV”, Weimar 2001). Questo approdo in una istituzione prestigiosa e iconica come il Palazzo delle Esposizioni di Roma è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso che ci ha portato ad essere fra i maggiori esponenti della videoarte immersiva a livello italiano e internazionale.
La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.
Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

Il tuo rapporto con Caravaggio: sicuramente, avrai lavorato a stretto contatto con storici dell’arte ed esperti; cosa ti ha ispirato, maggiormente, nella costruzione di un racconto per immagini?
La sua pittura è così dirompente che il primo approccio è stato il più possibile spontaneo, senza mediazioni culturali o critiche.
Ho selezionato le sue opere maggiori e le ho proiettate per settimane sui maxi-schermi che ho in casa e nella FAKE FACTORY, il mio laboratorio creativo. Ho diversi maxischermi distribuiti dappertutto, visto il lavoro che faccio. Mi sono letteralmente immerso nella sua pittura per un mese. Giorno e notte. Mentre lavoravo, mangiavo, leggevo e spesso anche mentre dormivo, per assorbirne la luce quasi fisicamente.
Quando ho pienamente interiorizzato le immagini create dal Caravaggio ho iniziato a studiarlo con metodo e attenzione scientifica. Ho letto libri e biografie, ho visto i film a lui ispirati, ho studiato le lezioni universitarie e le trasmissioni televise di Claudio Strinati, gli appunti dell’amico Carlo Francini, ho incontrato Mina Gregori della Fondazione Longhi di Firenze, ho visto in video gli spettacoli di Dario Fo e Vittorio Sgarbi, ho approfondito gli studi scientifici di alcuni dottorati di ricerca sulla tecnica e i trucchi ottici che probabilmente utilizzava, ho parlato con molti restauratori per capire il metodo che utilizzava per ottenere quella profondità e quei contrasti luce-ombra che ne hanno fatto il tratto distintivo. Sono andato a osservare quanto più possibile le sue opere dal vero: Roma, Firenze, Napoli, Siracusa, Malta, Parigi, Berlino e Vienna. Ho passeggiato nella spiaggia di Porto Ercole dove probabilmente è stato abbandonato morente.
Poi mi sono preso un mese chiuso nel mio studio a fare una sintesi per trovare una narrazione visiva ed emozionale che potesse racchiudere quanto più possibile tutto quello che di Caravaggio si conosce, si scrive, si dice e si immagina. L’introduzione alla videoinstallazione, quella con le lettere che volano e formano la parola Caravaggio Experience è il simbolo visivo di questo processo.
Ho preso quel flusso libero di pensieri e immagini e l’ho inquadrato dentro una cornice,  che rappresenta simbolicamente la videoinstallazione-spettacolo finalmente compiuta.
Quell’animazione, che anticipa tutti i capitoli e da il titolo all’intera opera, è l’ultimo video che abbiamo realizzato. L’ho pensato e realizzato solo quando avevo finalmente capito che il lavoro era compiuto e l’opera completa.

Ci parli della narrazione della videoinstallazione? come si svolge?
E’ un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, in ogni punto dell’esposizione vediamo le successioni dei quadri del Caravaggio per intero e almeno 6 differenti dettagli degli stessi quadri proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante anche scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.
E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.
Io ad esempio amo moltissimo mettermi nella sala centrale per osservare contemporaneamente almeno 12 proiezioni diverse, divise su 3 sale che comunicano attraverso portali volutamente asimmetrici. E’ un labirinto apparentemente caotico ma incredibilmente equilibrato e armonico.
Dal punto di vista dello sviluppo delle sequenze, ho cercato di essere il più chiaro possibile. D’altronde, se la mia intenzione è far perdere lo spettatore nel labirinto, gli devo pur dare un filo di Arianna che lo aiuti a trovare un percorso di uscita. Perciò ho individuato alcune  tematiche utili a realizzare una narrazione fluida e coinvolgente. Ho pensato a 8 capitoli, che si svolgono contemporaneamente in tutto lo spazio: Luce, Naturalismo, Enigma del Narciso, Teatralità, Medusa, Violenza,  luoghi di vita vissuta e infine la consacrazione della sua Arte nelle pinacoteche di tutto il  mondo.
Quindi ho radunato il mio team di grafici, animatori, disegnatori nel mio laboratorio di Firenze, The Fake Factory,  e abbiamo realizzato una prima bozza dell’opera. Con l’aggiunta delle meravigliose musiche originali di Stefano Saletti e una serie di revisioni con Strinati abbiamo affinato tutti gli aspetti della videoinstallazione per arrivare ad un risultato finale che corrispondesse ai miei desideri e, naturalmente, anche a quelli di Medialart, società produttrice dell’evento.
L’obiettivo ultimo di questo lavoro era chiaro a tutti: regalare un’esperienza immersiva originale e unica nell’arte del Caravaggio, equilibrando gli elementi spettacolari con quelli didattici.

Perché Caravaggio?
A posteriori sembra una scelta facile, ma il rischio di non riuscire a domare tutta quella materia era molto alto.
Non è stato per niente facile dire “ok, facciamo Caravaggio!”. Ma la mia indole ad accettare le sfide e a cercare di alzare l’asticella del limite ha prevalso sulle paure.
Con i produttori Luca Parenti e Valentina Sicca di Medialart, abbiamo discusso molto su questa scelta. Forse un episodio è stato decisivo : una sera a cena in centro a Firenze raccontavo loro di una visita al Museo degli Uffizi con mio nipote Alessandro, che ha sei anni. Dell’intera visita agli Uffizi si ricordava con entusiasmo di uno “scudo da guerra con sopra una faccia coi serpenti in testa”.
Ci siamo tolti ogni dubbio e la mattina dopo stavamo già lavorando su Caravaggio Experience.

A quando risale il tuo primo ‘’incontro’’ con l’artista?
Da quando sono bambino mi nutro ossessivamente di immagini.
Mi sembra che i quadri di Carvaggio siano sempre stati stampati nella mia mente.

Quali intenzioni hanno governato la costruzione del progetto?
Il fine ultimo è donare al pubblico un’esperienza immersiva nell’arte del Caravaggio. Diciamo che ho messo l’arte, la competenza e le tecnica di The Fake Factory  a disposizione di un progetto che vuole soprattutto rinnovare la conoscenza e la passione per l’Arte di Michelangelo Merisi.

Dopo mesi di duro lavoro e di incontri e collaborazioni nel dar vita a questa ‘’esperienza’’ cosa pensi rimanga al fruitore?
Spero rimanga un ricordo indelebile delle sensazioni che produciamo attraverso immagini, musica, suoni e profumi.
Spero e credo rimanga la voglia di approfondire la conoscenza del Caravaggio e di andare a vedere, come ho fatto io, le pitture dal vero.
Credo fortemente che questa installazione rafforzi la voglia di bellezza, arte e cultura che sono la caratteristica del nostro Paese.
Credo anche che si metta un punto a vantaggio della nostra iconofilia, contro la barbarie iconoclasta che da più parti potrebbe sopraggiungere.

Come reagisce il pubblico all’immersione nell’opera di Caravaggio?
I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha, di fatto, alcuna opera pittorica reale presente.
I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.
Per mio conto, mi piace osservare il differente approccio del pubblico all’immersività della mostra. C’è chi si muove per 3 ore nello spazio cercando punti di vista differenti, chi trova subito uno spazio proprio e si siede per molto tempo, chi assiste concentrato senza parlare, chi parla e commenta, chi fa foto per sè e chi fa foto dicendo che vorrebbe mostrarle a figli o amici.
Chi  apprezza soprattuto la musica (io sono fra quelli!). Chi conosce, riconosce o cerca di indovinare i quadri che scorrono sulle pareti. Chi dice (per fortuna sono pochi!) “non mi piace” o “non mi convince” e chi escalma, letteralmente “che figata!”.
Anche i commenti sui social media sono  un metodo interessante per recepire i feedback del pubblico. Proprio ieri leggevo commenti del tipo : Andate a godere di questa esperienza meravigliosa; Una esperienza bellissima ed emozionante!; Meraviglia!; Incredibile e totale immersione nei quadri di Caravaggio…. stupendo. Ci tornerò!; Un trip; La potremmo definire un caraviaggio! e via dicendo. Dopo un anno di studio, lavoro e fatica fisica ci sentiamo finalmente sollevati dalle pressioni che questo tipo di lavori comporta.
C’è anche chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!
Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Come avete progettato lo spazio e gli ambienti in cui mettete in scena l’installazione?
Abbiamo pensato a questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo.
Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Avete pensato ad ampliare l’offerta di immersività utilizzando nuove tecnologie indossabili come gli occhiali 3D, l’Oculus o  i sistemi di trasmissione wireless di informazione tipo IBeacon?
Stiamo lavorando da mesi su queste tecnologie e probabilmente in un futuro potremmo pensare di insertirle nei nostri progetti. L’unico dubbio che mi ha fatto escluderne al momento l’utilizzo è un aspetto che ancora giudico negativo: le tecnologie indossanti tendono a isolare l’osservatore. Si vive un’esperienza magari più immersiva, ma da soli. Sia essa con un casco, con occhiali o dovendo continuamente ricorrere allo smartphone per ricevere infomazioni complementari alla videoinstallazione.
Il nostro obiettivo è invece di far vivere al pubblico un’esperienza collettiva all’interno dell’Arte del Caravaggio. Di fatto è quello che sta avvenendo. Il pubblico partecipa all’esibizione come se fosse dentro uno spazio teatrale che si modifica continuamente grazie alla perfetta sinestesia fra immagini, suoni e musica. Il visitatore diventa esso stesso parte dell’installazione. Le figure in controluce delle persone dentro allo spazio, le proporzioni fra le persone reali e le dimensioni delle proiezioni accentuano il concetto di immersività. Tutti si rendono conto fin da subito che sono dentro l’opera, proprio osservando gli altri visitatori immersi nello spazio virtuale generato dalle macro proiezioni sulle pareti.
Al momento volevo che questo fosse il senso del progetto. Poi, per il futuro, vediamo se i test che stiamo facendo porteranno ad affiancare all’ambiente immersivo anche piccoli spazi dedicati alle realtà virtuali e all’interazione.
Avremo modo di riparlarne presto.

Parlaci delle emozioni nate in seguito a questo ‘’confronto’’ così speciale. Ti sei misurato con un Maestro del passato, il più celebrato tra i dipintori dell’arte italiana, cosa si prova?
Vuoi la verità? sono esausto. Mi potreste abbandonare come un derelitto su una spiaggia e non ne uscirei vivo…

Cosa vorresti condividere di questa esperienza; se potessi raccontarti al pubblico cosa vorresti che emergesse?
Vorrei emergesse la mia passione-ossessione per l’arte, le immagini, i racconti e le illusioni. E anche la nostra buona fede nel cercare di rendere compatibili gli aspetti spettacolari e quelli scientifici.
Giro il modo da anni per vedere i miei colleghi che realizzano lavori di questo tipo e non nascondo che mi sono ritrovato spesso deluso dal fatto di vedere a volte solo spettacoli che trattano con poco garbo le opere dei grandi maestri della pittura e a volte solo perfette riproduzioni digitali senza narrazione o evoluzione emozionale nel percorso.
Spesso ho visto solo operazioni di comunicazione. Sono molto consapevole di questo aspetto, il saggio di Mario Perniola “Contro la comunicazione”, che vi invito a leggere, è una Bibbia sul mio comodino da sempre. Caravaggio Experience non è una vuota operazione commerciale o di branding sfruttando Caravaggio: è un onesto tentativo, spero riuscito, di avvicinare il pubblico all’arte attraverso tecnologie innovative e linguaggi ed estetiche contemporanee.

Quale potrebbe essere un feedback positivo rispetto all’obiettivo che ti sei posto realizzando questo progetto?
Vorremmo continuare a portare l’Arte e la bellezza italiana nel mondo attraverso videoinstallazioni immersive.
Io viaggio molto per lavoro in molte capitali mondiali e sono convinto che questa forma d’arte possa essere un successo di critica e pubblico oltre che un modo innovativo di portare la grande arte italiana nel mondo. Il fantastico team con le ragazze di Roma&Roma (Maria Rita, Alessandra e Noemi) e l’ufficio stampa guidato da Costanza Pellegrini e Fabiana Manuelli, che si occupano con successo della promozione e della comunicazione dell’opera, è già al lavoro su diversi fronti. Possiamo solo augurarci per il futuro altri progetti interessanti e riusciti con sembra essere questa mostra immersiva nell’arte di Caravaggio.

Ultima curiosità, ma perchè vi chiamate THE FAKE FACTORY?
Cercavo un nome che fosse la sintesi del contemporaneo. E nel 2001, quando ho aperto il mio studio a Firenze, eravamo in piena esplosione di Internet e delle tecnologie di riproduzione digitale dell’arte e della vita stessa. Il fake è anche questo: il virtuale che si sovrappone al reale, le identità immateriali, gli avatar e gli alter ego digitali, le illusioni ottiche. E’ un nome molto ironico, ma nasconde un pensiero molto serio. E poi dentro c’è il mio amore viscerale per Orson Welles (F for Fake, il suo film testamento), Fellini e le sue riscostruzioni oniriche al Teatro 5 di Cinecittà, il baffo di Duchamp sulla Gioconda, Andy Warhol e la democratizzazione e riproduzione seriale dell’arte pop, i film di fantascienza com Blade Runner e Strange Days. E comunque la frase che più mi piace citare è attribuita a Gian Lorenzo Bernini “L’arte sta in fare che il tutto sia finto, e paia vero”.
Fake, appunto.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

 

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Roma, (EFE).- Roma acoge desde hoy una muestra multimedia para proponer un viaje sensorial por las obras de Michelangelo Merisi “Caravaggio”, envueltas ahora por una atmósfera sugestiva que involucra a la vista, el oído y el olfato del visitante.

El “Palazzo delle Esposizioni” de la capital italiana albergará hasta el próximo 3 de julio la exposición “Caravaggio Experience”, que consiste en un repaso “inédito” a las obras del genio barroco mediante numerosas proyecciones en alta definición.

La muestra ofrece la posibilidad de observar y conocer de un modo novedoso y detallado las pinturas del artista y, en este proceso, juega un papel esencial la percepción sensorial de los visitantes.

Y es que el recorrido, además de fluir entre las proyecciones de sus célebres pinturas, está acompañado por una música intimista y enigmática, firmada por Stefano Saletti, y por los aromas de la Oficina del Perfume de la Farmacia de Santa María Novella.

La instalación ha sido diseñada por “The Fake Factory”, un estudio florentino especializado en vídeo arte, y por su creativo Stefano Fake quien aseguró que principalmente está destinada a los jóvenes por su carácter didáctico.

“Es una ‘exposición espectáculo’. Hemos estudiado, analizado y profundizado a Caravaggio y hemos identificado una serie de temas que bajo nuestro punto de vista eran muy importantes”, señaló Fake en declaraciones a los medios españoles.

Para retratar y acotar la figura y el estilo de este genio del Barroco, el realizar explicó que sus técnicas y sus obras “han sido colocadas como si fuera una puesta en escena, una obra teatral”.

De este modo, se proyectan cincuenta obras divididas en secciones que analizan minuciosamente los grandes temas de la producción artística de Caravaggio, como la iluminación, sus escenarios, la acción de sus cuadros, su temática o el estudio morfológico de sus personajes.

El recorrido arranca con el estudio de la luz, de su famoso claroscuro, una técnica con la que el artista revolucionó la iluminación en la pintura, otorgándola una función estructural, simbólica y del todo novedosa.

Para explicar la importancia de este elemento en su nómina se presenta, entre otras, una proyección de “La vocación de San Mateo” (1601), únicamente iluminada por un rayo lumínico que otorga a la escena un marcado dramatismo.

La muestra también abarca el ámbito naturalista del autor, proyectando sus numerosos bodegones y sus escenas cotidianas, protagonizadas por parroquianos de oscuras cantinas o jóvenes que deambulan por las recónditas calles de aquella Roma de los papas.

Pero el concepto que ocupa un mayor espacio en la muestra es el de la teatralidad, identificando los elementos que configuran la estructura de sus obras, desnudando sus lienzos de luz y color para dejar al descubierto sus formas primigenias.

Lo hace dividiendo sus lienzos en un plano tridimensional gracias al cual puede apreciarse la composición de los cuerpos de los personajes, el equilibrio entre ellos, la elección de la iluminación, sus formas geométricas y su profundidad.

También se aborda la acción y la violencia de aquella época, también de la controvertida vida de Caravaggio, así como los lugares en los que vivió, ya que recorrió de norte a sur la península itálica: nació en Milán, alcanzó su máximo apogeo en Roma y pasó sus últimos años en las urbes más meridionales de la Bota.

Para realizar esta exposición se ha consultado a uno de los grandes estudiosos y expertos sobre Caravaggio de Italia, el profesor Claudio Strinati, quien encomió el sentido “formativo” de la muestra y se mostró satisfecho por el resultado.

“Para una persona a la que le interesa el arte, es un buen método para introducirse en el conocimiento porque todo es explícitamente virtual (…) las imágenes son más grandes que los cuadros y pasan ante el ojo del espectador”, señaló a los medios españoles.

Para el experto, las nuevas tecnologías jugarán “un rol enorme”, definitivo, en el futuro de la historia del arte.

“Para la historia del arte las tecnologías modernas son definitivas. Va con la historia del hombre, el ser humano lo que quiere es ver mejor la realidad. Seguramente sea el objetivo supremo del hombre, ver mejor, el universo, su alma, el arte“, opinó.

Sea como fuere, la exposición multimedia recorre las luces y las sombras de una figura, la de Caravaggio, que en opinión de Strinati supone la quintaesencia del italiano actual: “pasional, culto, muy capaz y lleno de contradicciones en el modo de comportarse”.

“Representa la síntesis del carácter italiano y de su capacidad y, sobre todo, del amor por el arte. Caravaggio está vinculado al arte de un modo supremo porque todo lo que es, se ve en sus cuadros: su personalidad, su mundo y sus ideas”, concluyó el estudioso.

EFE

gsm/agf

CARAVAGGIO EXPERIENCE – PALAZZO DELLE ESPOSZIONI ROMA

CARAVAGGIO EXPERIENCE > PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

Stefano Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory (thefakefactory.com) ci parla della VIDEOARTE IMMERSIVA, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni per rivoluzionare il concetto di fruizione dell’arte. Insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.

“La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.

Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

L’installazione è un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, in ogni punto dell’esposizione vediamo le successioni dei quadri del Caravaggio per intero e, in contemporanea, almeno 6 differenti dettagli degli stessi quadri proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.

E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.

L’istallazione si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità. 

Uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.

Per amplificare l’immersività dell’esperienza  utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.

I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha, di fatto, alcuna opera pittorica reale presente. I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.

C’è chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!

Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Abbiamo progettato questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo. Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Sono cinquantasette i capolavori dell’artista che scorreranno nell’arco di cinquanta minuti riprodotti attraverso l’uso di 33 proiettori Canon Xeed con risoluzione superiore al Full HD (1920×1200)”

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CARAVAGGIO EXPERIENCE

Stefano fake, videoartista  fondatore di THE FAKE FACTORY, parla del progetto di videoarte immersiva CARAVAGGIO EXPERIENCE.

Ci parli di questa forma di videoarte che definisci immersiva?

Ne parlo con cognizione di causa: immagina che la nostra prima videoinstallazione immersiva come THE FAKE FACTORY l’abbiamo realizzata alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze nel 2002 (A.N.S: ambienti di nuova sensibilità, Firenze 2002). E anche la mia prima opera del 2001 “Room with Color Tv” era già di per sè un’installazione video immersiva, seppur su scala minore (“Room with color TV”, Weimar 2001). Questo approdo in una istituzione prestigiosa e iconica come il Palazzo delle Esposizioni di Roma è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso che ci ha portato ad essere fra i maggiori esponenti della videoarte immersiva a livello italiano e internazionale.

La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.

Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

Il tuo rapporto con Caravaggio: sicuramente, avrai lavorato a stretto contatto con storici dell’arte ed esperti; cosa ti ha ispirato, maggiormente, nella costruzione di un racconto per immagini?

La sua pittura è così dirompente che il primo approccio è stato il più possibile spontaneo,senza mediazioni culturali o critiche.

  Ho selezionato le sue opere maggiori e le ho proiettate per settimane sui maxi-schermi che ho in casa e nella FAKE FACTORY, il mio laboratorio creativo. Ho diversi maxischermi distribuiti dappertutto, visto il lavoro che faccio. Mi sono letteralmente immerso nella sua pittura per un mese. Giorno e notte. Mentre lavoravo, mangiavo, leggevo e spesso anche mentre dormivo, per assorbirne la luce quasi fisicamente.

Quando ho pienamente interiorizzato le immagini create dal Caravaggio ho iniziato a studiarlo con metodo e attenzione scientifica. Ho letto libri e biografie, ho visto i film a lui ispirati, ho studiato le lezioni universitarie e le trasmissioni televise di Claudio Strinati, gli appunti dell’amico Carlo Francini, ho incontrato Mina Gregori della Fondazione Longhi di Firenze, ho visto in video gli spettacoli di Dario Fo e Vittorio Sgarbi, ho approfondito gli studi scientifici di alcuni dottorati di ricerca sulla tecnica e i trucchi ottici che probabilmente utilizzava, ho parlato con molti restauratori per capire il metodo che utilizzava per ottenere quella profondità e quei contrasti luce-ombra che ne hanno fatto il tratto distintivo. Sono andato a osservare quanto più possibile le sue opere dal vero: Roma, Firenze, Napoli, Siracusa, Malta, Parigi, Berlino e Vienna. Ho passeggiato nella spiaggia di Porto Ercole dove probabilmente è stato abbandonato morente.

Poi mi sono preso un mese chiuso nel mio studio a fare una sintesi per trovare una narrazione visiva ed emozionale che potesse racchiudere quanto più possibile tutto quello che di Caravaggio si conosce, si scrive, si dice e si immagina. L’introduzione alla videoinstallazione, quella con le lettere che volano e formano la parola Caravaggio Experience è il simbolo visivo di questo processo.

Ho preso quel flusso libero di pensieri e immagini e l’ho inquadrato dentro una cornice,  che rappresenta simbolicamente la videoinstallazione-spettacolo finalmente compiuta.

Quell’animazione, che anticipa tutti i capitoli e da il titolo all’intera opera, è l’ultimo video che abbiamo realizzato. L’ho pensato e realizzato solo quando avevo finalmente capito che il lavoro era compiuto e l’opera completa.

Ci parli della narrazione della videoinstallazione? come si svolge?

E’ un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, di una stessa opera in ogni stanza vediamo un quadro del Caravaggio totale e almeno 6 differenti dettagli dello stesso quadro proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante anche scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.

E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.

Io ad esempio amo moltissimo mettermi nella sala centrale per osservare contemporaneamente almeno 12 proiezioni diverse, divise su 3 sale che comunicano attraverso portali volutamente asimmetrici. E’ un labirinto apparentemente caotico ma incredibilmente equilibrato e armonico.

  Dal punto di vista dello sviluppo delle sequenze, ho cercato di essere il più chiaro possibile. D’altronde, se la mia intenzione è far perdere lo spettatore nel labirinto, gli devo pur dare un filo di Arianna che lo aiuti a trovare un percorso di uscita. Perciò ho individuato alcune  tematiche utili a realizzare una narrazione fluida e coinvolgente. Ho pensato a 8 capitoli, che si svolgono contemporaneamente in tutto lo spazio: Luce, Naturalismo, Enigma del Narciso, Teatralità, Medusa, Violenza,  luoghi di vita vissuta e infine la consacrazione della sua Arte nelle pinacoteche di tutto il  mondo.

Quindi ho radunato il mio team di grafici, animatori, disegnatori e nel mio laboratorio di Firenze, The Fake Factory,  e abbiamo realizzato una prima bozza dell’opera. Con l’aggiunta delle meravigliose musiche di Stefano Saletti e una serie di revisioni con Strinati abbiamo affinato tutti gli aspetti della videoinstallazione per arrivare ad un risultato finale che corrispondesse ai miei desideri e, naturalmente, anche a quelli di Medialart, società produttrice dell’evento.

L’obiettivo ultimo di questo lavoro era chiaro a tutti: regalare un’esperienza immersiva originale e unica nell’arte del Caravaggio, equilibrando gli elementi spettacolari con quelli didattici.

Perché Caravaggio?

A posteriori sembra una scelta facile, ma il rischio di non riuscire a domare tutta quella materia era molto alto.

Non è stato per niente facile dire “ok, facciamo Caravaggio!”. Ma la mia indole ad accettare le sfide e a cercare di alzare l’asticella del limite ha prevalso sulle paure.

Con i produttori Luca Parenti e Valentina Sicca di Medialart, abbiamo discusso molto su questa scelta. Forse un episodio è stato decisivo : una sera a cena in centro a Firenze raccontavo loro di una visita al Museo degli Uffizi con mio nipote Alessandro, che ha sei anni. Dell’intera visita agli Uffizi si ricordava con entusiasmo di uno “scudo da guerra con sopra una faccia coi serpenti in testa”. 

Ci siamo tolti ogni dubbio e la mattina dopo ero a lavorare su Caravaggio.

A quando risale il tuo primo ‘’incontro’’ con l’artista?

Da quando sono bambino mi nutro ossessivamente di immagini.

Mi sembra che i quadri di Carvaggio siano sempre stati stampati nella mia mente.

Quali intenzioni hanno governato la costruzione del progetto?

Il fine ultimo è donare al pubblico un’esperienza immersiva nell’arte del Caravaggio. Diciamo che ho messo l’arte, la competenza e le tecnica di The Fake Factory  a disposizione di un progetto che vuole soprattutto rinnovare la conoscenza e la passione per l’Arte di Michelangelo Merisi.

Dopo mesi di duro lavoro e di incontri e collaborazioni nel dar vita a questa ‘’esperienza’’ cosa pensi rimanga al fruitore?

Spero rimanga un ricordo indelebile delle sensazioni che produciamo attraverso immagini, musica, suoni e profumi.

Spero e credo rimanga la voglia di approfondire la conoscenza del Caravaggio e di andare a vedere, come ho fatto io, le pitture dal vero.

Credo fortemente che questa installazione rafforzi la voglia di bellezza, arte e cultura che sono la caratteristica del nostro Paese.

Credo anche che si metta un punto a vantaggio della nostra iconofilia, contro la barbarie iconoclasta che da più parti potrebbe sopraggiungere.

Come reagisce il pubblico all’immersione nell’opera di Caravaggio?

I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha , di fatto, alcuna opera pittorica reale presente.

I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.

Per mio conto, mi piace osservare il pubblico che partecipa si immerge in maniera differente nell’installazione. C’è chi si muove per 3 ore nello spazio cercando punti di vista differenti, chi trova subito uno spazio proprio e si siede per molto tempo, chi assiste concentrato senza parlare, chi parla e commenta, chi fa foto per sè e chi fa foto dicendo che vorrebbe mostrarle a figli o amici.

Chi  apprezza soprattuto la musica (io sono fra quelli!). Chi conosce, riconosce o cerca di indovinare i quadri che scorrono sulle pareti. Chi dice (per fortuna sono pochi!) “non mi piace” o “non mi convince” e chi escalma, letteralmente “che figata!”.

Anche i commenti sui social media sono  un metodo interessante per recepire i feedback del pubblico. Proprio ieri leggevo commenti del tipo : Andate a godere di questa esperienza meravigliosa; Una esperienza bellissima ed emozionante!; Meraviglia!; Incredibile e totale immersione nei quadri di Caravaggio…. stupendo. Ci tornerò!; Un trip; La potremmo definire un caraviaggio! …dopo un anno di studio, lavoro e fatica fisica ci sentiamo finalmente sollevati dalle pressioni che questo tipo di lavori comporta.

C’è anche chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!

Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Come avete progettato lo spazio e gli ambienti in cui mettete in scena l’installazione?

Abbiamo pensato a questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo.

Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Parlaci delle emozioni nate in seguito a questo ‘’confronto’’ così speciale. Ti sei misurato con un Maestro del passato, il più celebrato tra i dipintori dell’arte italiana, cosa si prova?

Vuoi la verità? sono esausto. Mi potreste abbandonare come un derelitto su una spiaggia e non ne uscirei vivo…

Cosa vorresti condividere di questa esperienza; se potessi raccontarti al pubblico cosa vorresti che emergesse?

La mia passione-ossessione per l’arte, le immagini, i racconti e le illusioni. E anche la nostra buona fede nel cercare di rendere compatibili gli aspetti spettacolari e quelli scientifici.

Giro il modo da anni per vedere i miei colleghi che realizzano lavori di questo tipo e non nascondo che mi sono ritrovato spesso deluso dal fatto di vedere a volte solo spettacoli che trattano con poco garbo le opere dei grandi maestri della pittura e a volte solo perfette riproduzioni digitali senza narrazione o evoluzione emozionale nel percorso.

Spesso ho visto solo operazioni di comunicazione. Sono molto consapevole di questo aspetto, il saggio di Mario Perniola “Contro la comunicazione”, che vi invito a leggere, è una Bibbia sul mio comodino da sempre. Caravaggio Experience non è una vuota operazione commerciale o di branding sfruttando Caravaggio: è un onesto tentativo, spero riuscito, di avvicinare il pubblico all’arte attraverso tecnologie innovative e linguaggi ed estetiche contemporanee.

Quale potrebbe essere un feedback positivo rispetto all’obiettivo che ti sei posto realizzando questo progetto?

Vorremmo continure a portare l’Arte e la bellezza italiana nel mondo attraverso installazioni immersive.

Io viaggio molto per lavoro in molte capitali mondiali e sono convinto che questa forma d’arte possa essere un successo di critica e pubblico oltre che un modo innovativo di portare la grande arte italiana nel mondo. Il nostro fantastico team di Roma&Roma, che si occupa con successo della promozione e della comunicazione dell’opera, è già  al lavoro su diversi fronti. Possiamo solo augurarci progetti interessanti e riusciti con sembra essere questa mostra immersiva nell’arte di Caravaggio.

Ultima curiosità, ma perchè vi chiamate FAKE FACTORY?

Cercavo un nome che fosse la sintesi del contemporaneo. E nel 2001, quando ho aperto il mio studio a Firenze, eravamo in piena esplosione di Internet e delle tecnologie di riproduzione digitale dell’arte e della vita stessa. Il fake è anche questo: il virtuale che si sovrappone al reale, le identità immateriali, gli avatar e gli alter ego digitali, le illusioni ottiche. E’ un nome molto ironico, ma nasconde una filosofia molto seria. E poi dentro c’è il mio amore viscerale per Orson Welles (F for Fake, il suo film testamento), Fellini e le sue riscostruzioni oniriche al Teatro 5 di Cinecittà, il baffo di Duchamp sulla Gioconda, i film di fantascienza com Blade Runner e Strange Days. E comunque la frase che più mi piace citare è attribuita a Gian Lorenzo Bernini “L’arte sta in fare che il tutto sia finto, e paia vero”.

Fake, appunto.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

CARAVAGGIO EXPERIENCE – PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

“E’ certamente da considerare un evento ambizioso” – dichiara Strinati – “e che viene proprio a dimostrare l’alta vocazione didattica del Palazzo delle Esposizioni i cui spazi sono stati da sempre destinati ad esercitare anche una funzione educativa.”
“Molte di queste opere sono a Roma – continua Strinati – ecco che allora Caravaggio Experience può in un certo senso rappresentare un viatico ed una guida interessante per avere dei suggerimenti su come guardare i capolavori di Caravaggio, in modo più profondo e dettagliato, un esercizio che ci aiuta a comprenderle meglio, ed alcune delle opere riprodotte alla mostra sono proprio custodite in diverse chiese della capitale come ad esempio Il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo e la Vocazione di San Matteo a San Luigi dei Francesi, La Madonna di Loreto alla basilica di Sant’Agostino, La Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro a Santa Maria del Popolo.”
Stefano Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory ci parla dell’arte immersiva, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni ed insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.
“L’istallazione – dichiara – si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio, allontanandosi volutamente da qualsiasi intento di revisione scientifica.”
“L’iniziativa – continua Fake – nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità ed uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.”
“Per amplificare l’immersività dell’esperienza – conclude – utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.”

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CARAVAGGIO EXPERIENCE PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

E’ certamente da considerare un evento ambizioso” – dichiara Strinati – “e che viene proprio a dimostrare l’alta vocazione didattica del Palazzo delle Esposizioni i cui spazi sono stati da sempre destinati ad esercitare anche una funzione educativa.”

“Molte di queste opere sono a Roma – continua Strinati – ecco che allora Caravaggio Experience può in un certo senso rappresentare un viatico ed una guida interessante per avere dei suggerimenti su come guardare i capolavori di Caravaggio, in modo più profondo e dettagliato, un esercizio che ci aiuta a comprenderle meglio, ed alcune delle opere riprodotte alla mostra sono proprio custodite in diverse chiese della capitale come ad esempio Il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo e la Vocazione di San Matteo a San Luigi dei Francesi, La Madonna di Loreto alla basilica di Sant’Agostino, La Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro a Santa Maria del Popolo.”

Stefano Fomasi in arte Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory ci parla dell’arte immersiva, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni ed insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.

“L’istallazione – dichiara – si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio, allontanandosi volutamente da qualsiasi intento di revisione scientifica.”

“L’iniziativa – continua Fake – nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità ed uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.”

“Per amplificare l’immersività dell’esperienza – conclude – utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.”

Sono cinquantasette i capolavori dell’artista che scorreranno nell’arco di cinquanta minuti riprodotti attraverso l’uso di trentatré proiettori Canon Xeed in Alta Definizione con risoluzione superiore al Full HD (1920×1200). Il sistema di pannelli a cristalli liquidi LCOS è stato in grado di elaborare immagini nitide e cristalline consentendo la visibilità anche di infinitesimi particolari. L’uso della combinazione di tecnologie trasmissive e riflessive di tale portata rende il progetto un unicum anche nel panorama delle realizzazioni di videoinstallazioni immersive.

Le musiche originali di Stefano Saletti, ispirate dalla luce delle opere, faranno da cornice e contribuiranno ancor più ad accorciare le distanze con l’opera e ad approfondire la conoscenza del linguaggio dell’artista. Come lui stesso ci ha detto “corde, percussioni, archi, ance e distorsioni, sono gli strumenti che danno vita a suoni di ambiente che diventano parte del racconto, con l’intenzione di dare un suono alla luce proveniente dalle immagini.”

 

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