CARAVAGGIO EXPERIENCE

Stefano Fake, videoartista  fondatore di THE FAKE FACTORY, parla del progetto di videoarte immersiva CARAVAGGIO EXPERIENCE.

Ci parli di questa forma di videoarte che definisci immersiva?
Ne parlo con cognizione di causa: immagina che la nostra prima videoinstallazione immersiva come THE FAKE FACTORY l’abbiamo realizzata alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze nel 2002 (A.N.S: ambienti di nuova sensibilità, Firenze 2002). E anche la mia prima opera del 2001 nella Casa Museo di Goethe  era già di per sè un’installazione video immersiva, seppur su scala minore (“Room with color TV”, Weimar 2001). Questo approdo in una istituzione prestigiosa e iconica come il Palazzo delle Esposizioni di Roma è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso che ci ha portato ad essere fra i maggiori esponenti della videoarte immersiva a livello italiano e internazionale.
La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.
Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

Il tuo rapporto con Caravaggio: sicuramente, avrai lavorato a stretto contatto con storici dell’arte ed esperti; cosa ti ha ispirato, maggiormente, nella costruzione di un racconto per immagini?
La sua pittura è così dirompente che il primo approccio è stato il più possibile spontaneo, senza mediazioni culturali o critiche.
Ho selezionato le sue opere maggiori e le ho proiettate per settimane sui maxi-schermi che ho in casa e nella FAKE FACTORY, il mio laboratorio creativo. Ho diversi maxischermi distribuiti dappertutto, visto il lavoro che faccio. Mi sono letteralmente immerso nella sua pittura per un mese. Giorno e notte. Mentre lavoravo, mangiavo, leggevo e spesso anche mentre dormivo, per assorbirne la luce quasi fisicamente.
Quando ho pienamente interiorizzato le immagini create dal Caravaggio ho iniziato a studiarlo con metodo e attenzione scientifica. Ho letto libri e biografie, ho visto i film a lui ispirati, ho studiato le lezioni universitarie e le trasmissioni televise di Claudio Strinati, gli appunti dell’amico Carlo Francini, ho incontrato Mina Gregori della Fondazione Longhi di Firenze, ho visto in video gli spettacoli di Dario Fo e Vittorio Sgarbi, ho approfondito gli studi scientifici di alcuni dottorati di ricerca sulla tecnica e i trucchi ottici che probabilmente utilizzava, ho parlato con molti restauratori per capire il metodo che utilizzava per ottenere quella profondità e quei contrasti luce-ombra che ne hanno fatto il tratto distintivo. Sono andato a osservare quanto più possibile le sue opere dal vero: Roma, Firenze, Napoli, Siracusa, Malta, Parigi, Berlino e Vienna. Ho passeggiato nella spiaggia di Porto Ercole dove probabilmente è stato abbandonato morente.
Poi mi sono preso un mese chiuso nel mio studio a fare una sintesi per trovare una narrazione visiva ed emozionale che potesse racchiudere quanto più possibile tutto quello che di Caravaggio si conosce, si scrive, si dice e si immagina. L’introduzione alla videoinstallazione, quella con le lettere che volano e formano la parola Caravaggio Experience è il simbolo visivo di questo processo.
Ho preso quel flusso libero di pensieri e immagini e l’ho inquadrato dentro una cornice,  che rappresenta simbolicamente la videoinstallazione-spettacolo finalmente compiuta.
Quell’animazione, che anticipa tutti i capitoli e da il titolo all’intera opera, è l’ultimo video che abbiamo realizzato. L’ho pensato e realizzato solo quando avevo finalmente capito che il lavoro era compiuto e l’opera completa.

Ci parli della narrazione della videoinstallazione? come si svolge?
E’ un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, in ogni punto dell’esposizione vediamo le successioni dei quadri del Caravaggio per intero e almeno 6 differenti dettagli degli stessi quadri proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante anche scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.
E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.
Io ad esempio amo moltissimo mettermi nella sala centrale per osservare contemporaneamente almeno 12 proiezioni diverse, divise su 3 sale che comunicano attraverso portali volutamente asimmetrici. E’ un labirinto apparentemente caotico ma incredibilmente equilibrato e armonico.
Dal punto di vista dello sviluppo delle sequenze, ho cercato di essere il più chiaro possibile. D’altronde, se la mia intenzione è far perdere lo spettatore nel labirinto, gli devo pur dare un filo di Arianna che lo aiuti a trovare un percorso di uscita. Perciò ho individuato alcune  tematiche utili a realizzare una narrazione fluida e coinvolgente. Ho pensato a 8 capitoli, che si svolgono contemporaneamente in tutto lo spazio: Luce, Naturalismo, Enigma del Narciso, Teatralità, Medusa, Violenza,  luoghi di vita vissuta e infine la consacrazione della sua Arte nelle pinacoteche di tutto il  mondo.
Quindi ho radunato il mio team di grafici, animatori, disegnatori nel mio laboratorio di Firenze, The Fake Factory,  e abbiamo realizzato una prima bozza dell’opera. Con l’aggiunta delle meravigliose musiche originali di Stefano Saletti e una serie di revisioni con Strinati abbiamo affinato tutti gli aspetti della videoinstallazione per arrivare ad un risultato finale che corrispondesse ai miei desideri e, naturalmente, anche a quelli di Medialart, società produttrice dell’evento.
L’obiettivo ultimo di questo lavoro era chiaro a tutti: regalare un’esperienza immersiva originale e unica nell’arte del Caravaggio, equilibrando gli elementi spettacolari con quelli didattici.

Perché Caravaggio?
A posteriori sembra una scelta facile, ma il rischio di non riuscire a domare tutta quella materia era molto alto.
Non è stato per niente facile dire “ok, facciamo Caravaggio!”. Ma la mia indole ad accettare le sfide e a cercare di alzare l’asticella del limite ha prevalso sulle paure.
Con i produttori Luca Parenti e Valentina Sicca di Medialart, abbiamo discusso molto su questa scelta. Forse un episodio è stato decisivo : una sera a cena in centro a Firenze raccontavo loro di una visita al Museo degli Uffizi con mio nipote Alessandro, che ha sei anni. Dell’intera visita agli Uffizi si ricordava con entusiasmo di uno “scudo da guerra con sopra una faccia coi serpenti in testa”.
Ci siamo tolti ogni dubbio e la mattina dopo stavamo già lavorando su Caravaggio Experience.

A quando risale il tuo primo ‘’incontro’’ con l’artista?
Da quando sono bambino mi nutro ossessivamente di immagini.
Mi sembra che i quadri di Carvaggio siano sempre stati stampati nella mia mente.

Quali intenzioni hanno governato la costruzione del progetto?
Il fine ultimo è donare al pubblico un’esperienza immersiva nell’arte del Caravaggio. Diciamo che ho messo l’arte, la competenza e le tecnica di The Fake Factory  a disposizione di un progetto che vuole soprattutto rinnovare la conoscenza e la passione per l’Arte di Michelangelo Merisi.

Dopo mesi di duro lavoro e di incontri e collaborazioni nel dar vita a questa ‘’esperienza’’ cosa pensi rimanga al fruitore?
Spero rimanga un ricordo indelebile delle sensazioni che produciamo attraverso immagini, musica, suoni e profumi.
Spero e credo rimanga la voglia di approfondire la conoscenza del Caravaggio e di andare a vedere, come ho fatto io, le pitture dal vero.
Credo fortemente che questa installazione rafforzi la voglia di bellezza, arte e cultura che sono la caratteristica del nostro Paese.
Credo anche che si metta un punto a vantaggio della nostra iconofilia, contro la barbarie iconoclasta che da più parti potrebbe sopraggiungere.

Come reagisce il pubblico all’immersione nell’opera di Caravaggio?
I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha, di fatto, alcuna opera pittorica reale presente.
I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.
Per mio conto, mi piace osservare il differente approccio del pubblico all’immersività della mostra. C’è chi si muove per 3 ore nello spazio cercando punti di vista differenti, chi trova subito uno spazio proprio e si siede per molto tempo, chi assiste concentrato senza parlare, chi parla e commenta, chi fa foto per sè e chi fa foto dicendo che vorrebbe mostrarle a figli o amici.
Chi  apprezza soprattuto la musica (io sono fra quelli!). Chi conosce, riconosce o cerca di indovinare i quadri che scorrono sulle pareti. Chi dice (per fortuna sono pochi!) “non mi piace” o “non mi convince” e chi escalma, letteralmente “che figata!”.
Anche i commenti sui social media sono  un metodo interessante per recepire i feedback del pubblico. Proprio ieri leggevo commenti del tipo : Andate a godere di questa esperienza meravigliosa; Una esperienza bellissima ed emozionante!; Meraviglia!; Incredibile e totale immersione nei quadri di Caravaggio…. stupendo. Ci tornerò!; Un trip; La potremmo definire un caraviaggio! e via dicendo. Dopo un anno di studio, lavoro e fatica fisica ci sentiamo finalmente sollevati dalle pressioni che questo tipo di lavori comporta.
C’è anche chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!
Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Come avete progettato lo spazio e gli ambienti in cui mettete in scena l’installazione?
Abbiamo pensato a questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo.
Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Avete pensato ad ampliare l’offerta di immersività utilizzando nuove tecnologie indossabili come gli occhiali 3D, l’Oculus o  i sistemi di trasmissione wireless di informazione tipo IBeacon?
Stiamo lavorando da mesi su queste tecnologie e probabilmente in un futuro potremmo pensare di insertirle nei nostri progetti. L’unico dubbio che mi ha fatto escluderne al momento l’utilizzo è un aspetto che ancora giudico negativo: le tecnologie indossanti tendono a isolare l’osservatore. Si vive un’esperienza magari più immersiva, ma da soli. Sia essa con un casco, con occhiali o dovendo continuamente ricorrere allo smartphone per ricevere infomazioni complementari alla videoinstallazione.
Il nostro obiettivo è invece di far vivere al pubblico un’esperienza collettiva all’interno dell’Arte del Caravaggio. Di fatto è quello che sta avvenendo. Il pubblico partecipa all’esibizione come se fosse dentro uno spazio teatrale che si modifica continuamente grazie alla perfetta sinestesia fra immagini, suoni e musica. Il visitatore diventa esso stesso parte dell’installazione. Le figure in controluce delle persone dentro allo spazio, le proporzioni fra le persone reali e le dimensioni delle proiezioni accentuano il concetto di immersività. Tutti si rendono conto fin da subito che sono dentro l’opera, proprio osservando gli altri visitatori immersi nello spazio virtuale generato dalle macro proiezioni sulle pareti.
Al momento volevo che questo fosse il senso del progetto. Poi, per il futuro, vediamo se i test che stiamo facendo porteranno ad affiancare all’ambiente immersivo anche piccoli spazi dedicati alle realtà virtuali e all’interazione.
Avremo modo di riparlarne presto.

Parlaci delle emozioni nate in seguito a questo ‘’confronto’’ così speciale. Ti sei misurato con un Maestro del passato, il più celebrato tra i dipintori dell’arte italiana, cosa si prova?
Vuoi la verità? sono esausto. Mi potreste abbandonare come un derelitto su una spiaggia e non ne uscirei vivo…

Cosa vorresti condividere di questa esperienza; se potessi raccontarti al pubblico cosa vorresti che emergesse?
Vorrei emergesse la mia passione-ossessione per l’arte, le immagini, i racconti e le illusioni. E anche la nostra buona fede nel cercare di rendere compatibili gli aspetti spettacolari e quelli scientifici.
Giro il modo da anni per vedere i miei colleghi che realizzano lavori di questo tipo e non nascondo che mi sono ritrovato spesso deluso dal fatto di vedere a volte solo spettacoli che trattano con poco garbo le opere dei grandi maestri della pittura e a volte solo perfette riproduzioni digitali senza narrazione o evoluzione emozionale nel percorso.
Spesso ho visto solo operazioni di comunicazione. Sono molto consapevole di questo aspetto, il saggio di Mario Perniola “Contro la comunicazione”, che vi invito a leggere, è una Bibbia sul mio comodino da sempre. Caravaggio Experience non è una vuota operazione commerciale o di branding sfruttando Caravaggio: è un onesto tentativo, spero riuscito, di avvicinare il pubblico all’arte attraverso tecnologie innovative e linguaggi ed estetiche contemporanee.

Quale potrebbe essere un feedback positivo rispetto all’obiettivo che ti sei posto realizzando questo progetto?
Vorremmo continuare a portare l’Arte e la bellezza italiana nel mondo attraverso videoinstallazioni immersive.
Io viaggio molto per lavoro in molte capitali mondiali e sono convinto che questa forma d’arte possa essere un successo di critica e pubblico oltre che un modo innovativo di portare la grande arte italiana nel mondo. Il fantastico team con le ragazze di Roma&Roma (Maria Rita, Alessandra e Noemi) e l’ufficio stampa guidato da Costanza Pellegrini e Fabiana Manuelli, che si occupano con successo della promozione e della comunicazione dell’opera, è già al lavoro su diversi fronti. Possiamo solo augurarci per il futuro altri progetti interessanti e riusciti con sembra essere questa mostra immersiva nell’arte di Caravaggio.

Ultima curiosità, ma perchè vi chiamate THE FAKE FACTORY?
Cercavo un nome che fosse la sintesi del contemporaneo. E nel 2001, quando ho aperto il mio studio a Firenze, eravamo in piena esplosione di Internet e delle tecnologie di riproduzione digitale dell’arte e della vita stessa. Il fake è anche questo: il virtuale che si sovrappone al reale, le identità immateriali, gli avatar e gli alter ego digitali, le illusioni ottiche. E’ un nome molto ironico, ma nasconde un pensiero molto serio. E poi dentro c’è il mio amore viscerale per Orson Welles (F for Fake, il suo film testamento), Fellini e le sue riscostruzioni oniriche al Teatro 5 di Cinecittà, il baffo di Duchamp sulla Gioconda, Andy Warhol e la democratizzazione e riproduzione seriale dell’arte pop, i film di fantascienza com Blade Runner e Strange Days. E comunque la frase che più mi piace citare è attribuita a Gian Lorenzo Bernini “L’arte sta in fare che il tutto sia finto, e paia vero”.
Fake, appunto.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

 

#‎caravaggioexperience

#CaravaggioExperience
#‎thefakefactory
#‎immersiveartexperience
#‎videoarte
#‎immersiveexperience
#‎stefanofake

#palazzoesposizioni

#roma

————–

Roma, (EFE).- Roma acoge desde hoy una muestra multimedia para proponer un viaje sensorial por las obras de Michelangelo Merisi “Caravaggio”, envueltas ahora por una atmósfera sugestiva que involucra a la vista, el oído y el olfato del visitante.

El “Palazzo delle Esposizioni” de la capital italiana albergará hasta el próximo 3 de julio la exposición “Caravaggio Experience”, que consiste en un repaso “inédito” a las obras del genio barroco mediante numerosas proyecciones en alta definición.

La muestra ofrece la posibilidad de observar y conocer de un modo novedoso y detallado las pinturas del artista y, en este proceso, juega un papel esencial la percepción sensorial de los visitantes.

Y es que el recorrido, además de fluir entre las proyecciones de sus célebres pinturas, está acompañado por una música intimista y enigmática, firmada por Stefano Saletti, y por los aromas de la Oficina del Perfume de la Farmacia de Santa María Novella.

La instalación ha sido diseñada por “The Fake Factory”, un estudio florentino especializado en vídeo arte, y por su creativo Stefano Fake quien aseguró que principalmente está destinada a los jóvenes por su carácter didáctico.

“Es una ‘exposición espectáculo’. Hemos estudiado, analizado y profundizado a Caravaggio y hemos identificado una serie de temas que bajo nuestro punto de vista eran muy importantes”, señaló Fake en declaraciones a los medios españoles.

Para retratar y acotar la figura y el estilo de este genio del Barroco, el realizar explicó que sus técnicas y sus obras “han sido colocadas como si fuera una puesta en escena, una obra teatral”.

De este modo, se proyectan cincuenta obras divididas en secciones que analizan minuciosamente los grandes temas de la producción artística de Caravaggio, como la iluminación, sus escenarios, la acción de sus cuadros, su temática o el estudio morfológico de sus personajes.

El recorrido arranca con el estudio de la luz, de su famoso claroscuro, una técnica con la que el artista revolucionó la iluminación en la pintura, otorgándola una función estructural, simbólica y del todo novedosa.

Para explicar la importancia de este elemento en su nómina se presenta, entre otras, una proyección de “La vocación de San Mateo” (1601), únicamente iluminada por un rayo lumínico que otorga a la escena un marcado dramatismo.

La muestra también abarca el ámbito naturalista del autor, proyectando sus numerosos bodegones y sus escenas cotidianas, protagonizadas por parroquianos de oscuras cantinas o jóvenes que deambulan por las recónditas calles de aquella Roma de los papas.

Pero el concepto que ocupa un mayor espacio en la muestra es el de la teatralidad, identificando los elementos que configuran la estructura de sus obras, desnudando sus lienzos de luz y color para dejar al descubierto sus formas primigenias.

Lo hace dividiendo sus lienzos en un plano tridimensional gracias al cual puede apreciarse la composición de los cuerpos de los personajes, el equilibrio entre ellos, la elección de la iluminación, sus formas geométricas y su profundidad.

También se aborda la acción y la violencia de aquella época, también de la controvertida vida de Caravaggio, así como los lugares en los que vivió, ya que recorrió de norte a sur la península itálica: nació en Milán, alcanzó su máximo apogeo en Roma y pasó sus últimos años en las urbes más meridionales de la Bota.

Para realizar esta exposición se ha consultado a uno de los grandes estudiosos y expertos sobre Caravaggio de Italia, el profesor Claudio Strinati, quien encomió el sentido “formativo” de la muestra y se mostró satisfecho por el resultado.

“Para una persona a la que le interesa el arte, es un buen método para introducirse en el conocimiento porque todo es explícitamente virtual (…) las imágenes son más grandes que los cuadros y pasan ante el ojo del espectador”, señaló a los medios españoles.

Para el experto, las nuevas tecnologías jugarán “un rol enorme”, definitivo, en el futuro de la historia del arte.

“Para la historia del arte las tecnologías modernas son definitivas. Va con la historia del hombre, el ser humano lo que quiere es ver mejor la realidad. Seguramente sea el objetivo supremo del hombre, ver mejor, el universo, su alma, el arte“, opinó.

Sea como fuere, la exposición multimedia recorre las luces y las sombras de una figura, la de Caravaggio, que en opinión de Strinati supone la quintaesencia del italiano actual: “pasional, culto, muy capaz y lleno de contradicciones en el modo de comportarse”.

“Representa la síntesis del carácter italiano y de su capacidad y, sobre todo, del amor por el arte. Caravaggio está vinculado al arte de un modo supremo porque todo lo que es, se ve en sus cuadros: su personalidad, su mundo y sus ideas”, concluyó el estudioso.

EFE

gsm/agf

CARAVAGGIO EXPERIENCE – PALAZZO DELLE ESPOSZIONI ROMA

CARAVAGGIO EXPERIENCE > PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

Stefano Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory (thefakefactory.com) ci parla della VIDEOARTE IMMERSIVA, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni per rivoluzionare il concetto di fruizione dell’arte. Insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.

“La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.

Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

L’installazione è un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, in ogni punto dell’esposizione vediamo le successioni dei quadri del Caravaggio per intero e, in contemporanea, almeno 6 differenti dettagli degli stessi quadri proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.

E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.

L’istallazione si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità. 

Uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.

Per amplificare l’immersività dell’esperienza  utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.

I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha, di fatto, alcuna opera pittorica reale presente. I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.

C’è chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!

Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Abbiamo progettato questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo. Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Sono cinquantasette i capolavori dell’artista che scorreranno nell’arco di cinquanta minuti riprodotti attraverso l’uso di 33 proiettori Canon Xeed con risoluzione superiore al Full HD (1920×1200)”

#‎caravaggioexperience

#CaravaggioExperience

#‎thefakefactory

#‎stefanofake

#‎immersiveartexperience

#‎videoarte

#‎immersiveexperience

#‎palazzoesposizioni

#‎roma

CARAVAGGIO EXPERIENCE

Stefano fake, videoartista  fondatore di THE FAKE FACTORY, parla del progetto di videoarte immersiva CARAVAGGIO EXPERIENCE.

Ci parli di questa forma di videoarte che definisci immersiva?

Ne parlo con cognizione di causa: immagina che la nostra prima videoinstallazione immersiva come THE FAKE FACTORY l’abbiamo realizzata alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze nel 2002 (A.N.S: ambienti di nuova sensibilità, Firenze 2002). E anche la mia prima opera del 2001 “Room with Color Tv” era già di per sè un’installazione video immersiva, seppur su scala minore (“Room with color TV”, Weimar 2001). Questo approdo in una istituzione prestigiosa e iconica come il Palazzo delle Esposizioni di Roma è quindi il punto di arrivo di un lungo percorso che ci ha portato ad essere fra i maggiori esponenti della videoarte immersiva a livello italiano e internazionale.

La videoarte immersiva è una forma d’arte che utilizza videoproiezioni multiple, luci, suoni, musiche e a volte anche essenze profumate, per avvolgere e coinvolgere lo spettatore in una esperienza d’arte totalizzante, stimolandone i sensi e attivandone le emozioni.

Per molti musei diventa un’opportunità di rinnovamento delle regole della fruizione. Un progetto innovativo che tende a scuotere l’osservatore sia sul piano sensoriale che su quello intellettuale, suggerendo e stimolando nuove letture visive, narrative, critiche e pedagogiche sull’Arte.

Il tuo rapporto con Caravaggio: sicuramente, avrai lavorato a stretto contatto con storici dell’arte ed esperti; cosa ti ha ispirato, maggiormente, nella costruzione di un racconto per immagini?

La sua pittura è così dirompente che il primo approccio è stato il più possibile spontaneo,senza mediazioni culturali o critiche.

  Ho selezionato le sue opere maggiori e le ho proiettate per settimane sui maxi-schermi che ho in casa e nella FAKE FACTORY, il mio laboratorio creativo. Ho diversi maxischermi distribuiti dappertutto, visto il lavoro che faccio. Mi sono letteralmente immerso nella sua pittura per un mese. Giorno e notte. Mentre lavoravo, mangiavo, leggevo e spesso anche mentre dormivo, per assorbirne la luce quasi fisicamente.

Quando ho pienamente interiorizzato le immagini create dal Caravaggio ho iniziato a studiarlo con metodo e attenzione scientifica. Ho letto libri e biografie, ho visto i film a lui ispirati, ho studiato le lezioni universitarie e le trasmissioni televise di Claudio Strinati, gli appunti dell’amico Carlo Francini, ho incontrato Mina Gregori della Fondazione Longhi di Firenze, ho visto in video gli spettacoli di Dario Fo e Vittorio Sgarbi, ho approfondito gli studi scientifici di alcuni dottorati di ricerca sulla tecnica e i trucchi ottici che probabilmente utilizzava, ho parlato con molti restauratori per capire il metodo che utilizzava per ottenere quella profondità e quei contrasti luce-ombra che ne hanno fatto il tratto distintivo. Sono andato a osservare quanto più possibile le sue opere dal vero: Roma, Firenze, Napoli, Siracusa, Malta, Parigi, Berlino e Vienna. Ho passeggiato nella spiaggia di Porto Ercole dove probabilmente è stato abbandonato morente.

Poi mi sono preso un mese chiuso nel mio studio a fare una sintesi per trovare una narrazione visiva ed emozionale che potesse racchiudere quanto più possibile tutto quello che di Caravaggio si conosce, si scrive, si dice e si immagina. L’introduzione alla videoinstallazione, quella con le lettere che volano e formano la parola Caravaggio Experience è il simbolo visivo di questo processo.

Ho preso quel flusso libero di pensieri e immagini e l’ho inquadrato dentro una cornice,  che rappresenta simbolicamente la videoinstallazione-spettacolo finalmente compiuta.

Quell’animazione, che anticipa tutti i capitoli e da il titolo all’intera opera, è l’ultimo video che abbiamo realizzato. L’ho pensato e realizzato solo quando avevo finalmente capito che il lavoro era compiuto e l’opera completa.

Ci parli della narrazione della videoinstallazione? come si svolge?

E’ un flusso continuo di immagini e musiche di 50 minuti circa, che visualizziamo contemporaneamente in tutte le sale attraverso 33 videoproiettori e quindi 33 differenti punti di vista. Per fare un esempio, di una stessa opera in ogni stanza vediamo un quadro del Caravaggio totale e almeno 6 differenti dettagli dello stesso quadro proiettati sulle altre pareti e persino sul pavimento. Quindi diventa interessante anche scoprire che, muovendoti nello spazio, i punti di vista e le composizioni cambiano.

E’ una destrutturazione delle opere su piani differenti che si ricompongono di fronte allo spettatore in base al punto di vista.

Io ad esempio amo moltissimo mettermi nella sala centrale per osservare contemporaneamente almeno 12 proiezioni diverse, divise su 3 sale che comunicano attraverso portali volutamente asimmetrici. E’ un labirinto apparentemente caotico ma incredibilmente equilibrato e armonico.

  Dal punto di vista dello sviluppo delle sequenze, ho cercato di essere il più chiaro possibile. D’altronde, se la mia intenzione è far perdere lo spettatore nel labirinto, gli devo pur dare un filo di Arianna che lo aiuti a trovare un percorso di uscita. Perciò ho individuato alcune  tematiche utili a realizzare una narrazione fluida e coinvolgente. Ho pensato a 8 capitoli, che si svolgono contemporaneamente in tutto lo spazio: Luce, Naturalismo, Enigma del Narciso, Teatralità, Medusa, Violenza,  luoghi di vita vissuta e infine la consacrazione della sua Arte nelle pinacoteche di tutto il  mondo.

Quindi ho radunato il mio team di grafici, animatori, disegnatori e nel mio laboratorio di Firenze, The Fake Factory,  e abbiamo realizzato una prima bozza dell’opera. Con l’aggiunta delle meravigliose musiche di Stefano Saletti e una serie di revisioni con Strinati abbiamo affinato tutti gli aspetti della videoinstallazione per arrivare ad un risultato finale che corrispondesse ai miei desideri e, naturalmente, anche a quelli di Medialart, società produttrice dell’evento.

L’obiettivo ultimo di questo lavoro era chiaro a tutti: regalare un’esperienza immersiva originale e unica nell’arte del Caravaggio, equilibrando gli elementi spettacolari con quelli didattici.

Perché Caravaggio?

A posteriori sembra una scelta facile, ma il rischio di non riuscire a domare tutta quella materia era molto alto.

Non è stato per niente facile dire “ok, facciamo Caravaggio!”. Ma la mia indole ad accettare le sfide e a cercare di alzare l’asticella del limite ha prevalso sulle paure.

Con i produttori Luca Parenti e Valentina Sicca di Medialart, abbiamo discusso molto su questa scelta. Forse un episodio è stato decisivo : una sera a cena in centro a Firenze raccontavo loro di una visita al Museo degli Uffizi con mio nipote Alessandro, che ha sei anni. Dell’intera visita agli Uffizi si ricordava con entusiasmo di uno “scudo da guerra con sopra una faccia coi serpenti in testa”. 

Ci siamo tolti ogni dubbio e la mattina dopo ero a lavorare su Caravaggio.

A quando risale il tuo primo ‘’incontro’’ con l’artista?

Da quando sono bambino mi nutro ossessivamente di immagini.

Mi sembra che i quadri di Carvaggio siano sempre stati stampati nella mia mente.

Quali intenzioni hanno governato la costruzione del progetto?

Il fine ultimo è donare al pubblico un’esperienza immersiva nell’arte del Caravaggio. Diciamo che ho messo l’arte, la competenza e le tecnica di The Fake Factory  a disposizione di un progetto che vuole soprattutto rinnovare la conoscenza e la passione per l’Arte di Michelangelo Merisi.

Dopo mesi di duro lavoro e di incontri e collaborazioni nel dar vita a questa ‘’esperienza’’ cosa pensi rimanga al fruitore?

Spero rimanga un ricordo indelebile delle sensazioni che produciamo attraverso immagini, musica, suoni e profumi.

Spero e credo rimanga la voglia di approfondire la conoscenza del Caravaggio e di andare a vedere, come ho fatto io, le pitture dal vero.

Credo fortemente che questa installazione rafforzi la voglia di bellezza, arte e cultura che sono la caratteristica del nostro Paese.

Credo anche che si metta un punto a vantaggio della nostra iconofilia, contro la barbarie iconoclasta che da più parti potrebbe sopraggiungere.

Come reagisce il pubblico all’immersione nell’opera di Caravaggio?

I feedback sono generalmente molto positivi, anche da parte del pubblico più maturo. La consulenza scientifica di Claudio Strinati ci ha permesso di essere creativi ma rispettosi dell’opera del Maestro. E’ un bene che anche la critica d’arte abbia accolto con favore un’installazione spettacolo che non ha , di fatto, alcuna opera pittorica reale presente.

I visitatori hanno recepito appieno gli stimoli sensoriali che la videoarte immersiva offre.

Per mio conto, mi piace osservare il pubblico che partecipa si immerge in maniera differente nell’installazione. C’è chi si muove per 3 ore nello spazio cercando punti di vista differenti, chi trova subito uno spazio proprio e si siede per molto tempo, chi assiste concentrato senza parlare, chi parla e commenta, chi fa foto per sè e chi fa foto dicendo che vorrebbe mostrarle a figli o amici.

Chi  apprezza soprattuto la musica (io sono fra quelli!). Chi conosce, riconosce o cerca di indovinare i quadri che scorrono sulle pareti. Chi dice (per fortuna sono pochi!) “non mi piace” o “non mi convince” e chi escalma, letteralmente “che figata!”.

Anche i commenti sui social media sono  un metodo interessante per recepire i feedback del pubblico. Proprio ieri leggevo commenti del tipo : Andate a godere di questa esperienza meravigliosa; Una esperienza bellissima ed emozionante!; Meraviglia!; Incredibile e totale immersione nei quadri di Caravaggio…. stupendo. Ci tornerò!; Un trip; La potremmo definire un caraviaggio! …dopo un anno di studio, lavoro e fatica fisica ci sentiamo finalmente sollevati dalle pressioni che questo tipo di lavori comporta.

C’è anche chi critica l’aspetto immateriale dell’approccio della videoarte e continua a considerare imprescindibile che le mostre di pittori del passato debbano essere realizzate con i quadri originali. Ma nessuno intende sostituirsi a Caravaggio, è ovvio!

Noi facciamo una messa in scena digitale della sua iconografia e suggeriamo percorsi estetici e critici complementari alla visione delle opere reali. Ma come potrai immaginare, vedere dal vero 57 capolavori di Caravaggio comporta girare il mondo, spendere parecchie migliaia di euro e spesso ritrovarsi in sale poco illuminate dove non si possono cogliere tutti i dettagli che il Maestro inseriva nella sua pittura. Vogliamo solo rendere più fruibile e comprensibile, attraverso una mediazione estetica e critica, la sua opera. E invitiamo tutti ad andare a vederli dal vivo, iniziando magari dalla Galleria Borghese o da Palazzo Doria Pamphilj, che sono a due passi dal Palazzo delle Esposizioni.

Come avete progettato lo spazio e gli ambienti in cui mettete in scena l’installazione?

Abbiamo pensato a questa mostra come a una sorta di labirinto, con una divisione degli spazi e delle proiezioni asimmetrica ma equilibrata allo stesso tempo.

Vorrei che il pubblico entrando possa perdere subito tutte le certezze, i pregiudizi e i metodi tradizionali di fruizione di uno spazio museale. Come a teatro o al cinema quando sospendi l’incredulità, ma con in più il fatto di essere letteralmente dentro l’opera d’arte. Invito il pubblico a entrare nel labirinto non per cercare il Minotauro, ma per provare l’esperienza di perdersi.

Parlaci delle emozioni nate in seguito a questo ‘’confronto’’ così speciale. Ti sei misurato con un Maestro del passato, il più celebrato tra i dipintori dell’arte italiana, cosa si prova?

Vuoi la verità? sono esausto. Mi potreste abbandonare come un derelitto su una spiaggia e non ne uscirei vivo…

Cosa vorresti condividere di questa esperienza; se potessi raccontarti al pubblico cosa vorresti che emergesse?

La mia passione-ossessione per l’arte, le immagini, i racconti e le illusioni. E anche la nostra buona fede nel cercare di rendere compatibili gli aspetti spettacolari e quelli scientifici.

Giro il modo da anni per vedere i miei colleghi che realizzano lavori di questo tipo e non nascondo che mi sono ritrovato spesso deluso dal fatto di vedere a volte solo spettacoli che trattano con poco garbo le opere dei grandi maestri della pittura e a volte solo perfette riproduzioni digitali senza narrazione o evoluzione emozionale nel percorso.

Spesso ho visto solo operazioni di comunicazione. Sono molto consapevole di questo aspetto, il saggio di Mario Perniola “Contro la comunicazione”, che vi invito a leggere, è una Bibbia sul mio comodino da sempre. Caravaggio Experience non è una vuota operazione commerciale o di branding sfruttando Caravaggio: è un onesto tentativo, spero riuscito, di avvicinare il pubblico all’arte attraverso tecnologie innovative e linguaggi ed estetiche contemporanee.

Quale potrebbe essere un feedback positivo rispetto all’obiettivo che ti sei posto realizzando questo progetto?

Vorremmo continure a portare l’Arte e la bellezza italiana nel mondo attraverso installazioni immersive.

Io viaggio molto per lavoro in molte capitali mondiali e sono convinto che questa forma d’arte possa essere un successo di critica e pubblico oltre che un modo innovativo di portare la grande arte italiana nel mondo. Il nostro fantastico team di Roma&Roma, che si occupa con successo della promozione e della comunicazione dell’opera, è già  al lavoro su diversi fronti. Possiamo solo augurarci progetti interessanti e riusciti con sembra essere questa mostra immersiva nell’arte di Caravaggio.

Ultima curiosità, ma perchè vi chiamate FAKE FACTORY?

Cercavo un nome che fosse la sintesi del contemporaneo. E nel 2001, quando ho aperto il mio studio a Firenze, eravamo in piena esplosione di Internet e delle tecnologie di riproduzione digitale dell’arte e della vita stessa. Il fake è anche questo: il virtuale che si sovrappone al reale, le identità immateriali, gli avatar e gli alter ego digitali, le illusioni ottiche. E’ un nome molto ironico, ma nasconde una filosofia molto seria. E poi dentro c’è il mio amore viscerale per Orson Welles (F for Fake, il suo film testamento), Fellini e le sue riscostruzioni oniriche al Teatro 5 di Cinecittà, il baffo di Duchamp sulla Gioconda, i film di fantascienza com Blade Runner e Strange Days. E comunque la frase che più mi piace citare è attribuita a Gian Lorenzo Bernini “L’arte sta in fare che il tutto sia finto, e paia vero”.

Fake, appunto.

CARAVAGGIO EXPERIENCE

CARAVAGGIO EXPERIENCE – PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

“E’ certamente da considerare un evento ambizioso” – dichiara Strinati – “e che viene proprio a dimostrare l’alta vocazione didattica del Palazzo delle Esposizioni i cui spazi sono stati da sempre destinati ad esercitare anche una funzione educativa.”
“Molte di queste opere sono a Roma – continua Strinati – ecco che allora Caravaggio Experience può in un certo senso rappresentare un viatico ed una guida interessante per avere dei suggerimenti su come guardare i capolavori di Caravaggio, in modo più profondo e dettagliato, un esercizio che ci aiuta a comprenderle meglio, ed alcune delle opere riprodotte alla mostra sono proprio custodite in diverse chiese della capitale come ad esempio Il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo e la Vocazione di San Matteo a San Luigi dei Francesi, La Madonna di Loreto alla basilica di Sant’Agostino, La Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro a Santa Maria del Popolo.”
Stefano Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory ci parla dell’arte immersiva, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni ed insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.
“L’istallazione – dichiara – si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio, allontanandosi volutamente da qualsiasi intento di revisione scientifica.”
“L’iniziativa – continua Fake – nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità ed uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.”
“Per amplificare l’immersività dell’esperienza – conclude – utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.”

#‎caravaggioexperience
#CaravaggioExperience
#‎thefakefactory
#‎immersiveartexperience
#‎videoarte
#‎immersiveexperience
#caravaggioExperience
#‎stefanofake

CARAVAGGIO EXPERIENCE PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI ROMA

E’ certamente da considerare un evento ambizioso” – dichiara Strinati – “e che viene proprio a dimostrare l’alta vocazione didattica del Palazzo delle Esposizioni i cui spazi sono stati da sempre destinati ad esercitare anche una funzione educativa.”

“Molte di queste opere sono a Roma – continua Strinati – ecco che allora Caravaggio Experience può in un certo senso rappresentare un viatico ed una guida interessante per avere dei suggerimenti su come guardare i capolavori di Caravaggio, in modo più profondo e dettagliato, un esercizio che ci aiuta a comprenderle meglio, ed alcune delle opere riprodotte alla mostra sono proprio custodite in diverse chiese della capitale come ad esempio Il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo e la Vocazione di San Matteo a San Luigi dei Francesi, La Madonna di Loreto alla basilica di Sant’Agostino, La Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro a Santa Maria del Popolo.”

Stefano Fomasi in arte Fake, video artista e film maker fondatore della The Fake Factory ci parla dell’arte immersiva, una forma d’arte che utilizza tecnologie digitali, video proiezioni, musiche e suoni ed insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella, per coinvolgere ed immergere lo spettatore in un’esperienza pienamente emozionale.

“L’istallazione – dichiara – si avvale del sistema di multi proiezione Infinity Dimension Technology®, tecnologia digitale di altissimo livello che unisce immagini e suoni, in questo modo Caravaggio Experience porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con Caravaggio, allontanandosi volutamente da qualsiasi intento di revisione scientifica.”

“L’iniziativa – continua Fake – nasce con l’obiettivo di dare la possibilità di osservare e conoscere in modo nuovo le sue opere tramite un flusso di emozioni frutto del puro godimento dell’opera e attraverso proiezioni e ingrandimenti di altissima qualità ed uno dei tratti distintivi dell’arte di Caravaggio, d’altra parte, è il suo costante tentativo di abbattere la barriera tra spazio dipinto e spazio reale per ottenere il massimo coinvolgimento dello spettatore, coerentemente con la sua opera, la video-installazione immersiva che mettiamo in scena tende ad abbattere questa barriera fra dipinto e pubblico, per far entrare lo spettatore letteralmente dentro lo spazio creato dall’artista.”

“Per amplificare l’immersività dell’esperienza – conclude – utilizziamo tecniche di animazione grafica e cinematografica che invitano il pubblico a tuffarsi emotivamente nella pura visione.”

Sono cinquantasette i capolavori dell’artista che scorreranno nell’arco di cinquanta minuti riprodotti attraverso l’uso di trentatré proiettori Canon Xeed in Alta Definizione con risoluzione superiore al Full HD (1920×1200). Il sistema di pannelli a cristalli liquidi LCOS è stato in grado di elaborare immagini nitide e cristalline consentendo la visibilità anche di infinitesimi particolari. L’uso della combinazione di tecnologie trasmissive e riflessive di tale portata rende il progetto un unicum anche nel panorama delle realizzazioni di videoinstallazioni immersive.

Le musiche originali di Stefano Saletti, ispirate dalla luce delle opere, faranno da cornice e contribuiranno ancor più ad accorciare le distanze con l’opera e ad approfondire la conoscenza del linguaggio dell’artista. Come lui stesso ci ha detto “corde, percussioni, archi, ance e distorsioni, sono gli strumenti che danno vita a suoni di ambiente che diventano parte del racconto, con l’intenzione di dare un suono alla luce proveniente dalle immagini.”

 

‪#‎caravaggioexperience‬
‪#‎thefakefactory‬
‪#‎immersiveartexperience‬
‪#‎videoarte‬
‪#‎immersiveexperience‬
‪#‎stefanofake‬

“Luminescence” in Florence

La notte di Firenze si trasforma in uno spettacolo visivo
magico e sorprendente. Le antiche pietre si illuminano di arte, forme e colori. Un sogno fatto di visioni, luce, energia, magia e illusione.

The Florence night is transformed into a magical vision.
The old stones are illuminated by art, shapes and colors.
A dream made of visions, lights, energy, magic and optical illusions.

videomapping projections created by the artist THE FAKE FACTORY

filmed by Francesco Lepori Vulmaro Secchi

thanks to Società Canottieri Firenze

Music: “Night” by Ludovico Einaudi